Gazzetta di Modena

Modena

il capo territoriale

Bolognino si dissocia dal clan «Ma il 41 bis è una tortura»

Bolognino si dissocia dal clan «Ma il 41 bis è una tortura»

Far cadere le accuse già durante l’udienza preliminare o comunque rinviarle al dibattimento. È l’obiettivo degli avvocati di diversi imputati al processo Aemilia. Su tutti è la strategia che ha...

1 MINUTI DI LETTURA





Far cadere le accuse già durante l’udienza preliminare o comunque rinviarle al dibattimento. È l’obiettivo degli avvocati di diversi imputati al processo Aemilia. Su tutti è la strategia che ha intenzione di adottare l’avvocato Carmen Pisanello, che difende Michele Bolognino, accusato di essere l’uomo infiltrato nella Bianchini Costruzioni, la porta per inserirsi nella ricostruzione post terremoto. Non a caso proprio Bolognino venne trovato in un cantiere delle scuole temporanee di Finale durante un controllo dei carabinieri. Bolognino non è in aula, è rimasto in carcere al 41 bis, la reclusione dura, riservata ai boss.

«Nelle prossime udienze si potranno proporre certamente varie eccezioni preliminari e vedere se già nelle stesse fasi preliminari possono cadere i vari capi d'accusa che sono contestati a tutti i nostri assistiti, compreso Bolognino - dice Carmen Pisanello - È al 41bis, in un regime veramente severo, parificabile quasi alla tortura: i rapporti famigliari sono limitati a un'ora al mese, attraverso un vetro. È una situazione davvero pesante. Ritengo che questa serie di udienze preliminari ci possano dare l’occasione per far cadere molte di queste accuse o comunque rinviarle al dibattimento. Bolognino dice “io non sono un ’ndranghetista. Lo sono stato, lo ammetto, ma non lo sono più», riporta l’avvocato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google