Gazzetta di Modena

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’Ndrangheta, avvocati subito all’attacco

di Francesco Dondi
’Ndrangheta, avvocati subito all’attacco

I difensori chiedono di allontanare le parti civili, il giudice dice no. Stralciati i casi di Alessandro Bianchini e Bruna Braga

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BOLOGNA. Dieci ore di udienza, polemiche, un imputato rinchiuso nelle celle di sicurezza che chiede a più riprese di poter parlare. Gli avvocati difensori che fanno il loro lavoro e cercano di alleggerire la pressione, le parti civili che si costituiscono in massa - saranno più di 35 tra cui la Regione, la Provincia di Modena, il Comune di Finale, la Fita Trasporti, i sindacati, Libera e le varie associazioni antimafia - e incassano critiche, che però il giudice Francesca Zavaglia gestisce con grande professionalità. Si alza il sipario sul processo alla ’ndrangheta in Aemilia, la più grande indagine che il nord Italia abbia mai dovuto affrontare. Comunque vada sarà una pietra miliare, che dovrà decidere se davvero la mafia è soltanto infiltrata oppure se c’è un sistema radicato e duro da scalfire. Toccherà ai pubblici ministeri Marco Mescolini, Beatrice Ronchi e Enrico Cieri e al procuratore aggiunto Massimiliano Serpi provare a dimostrare la tesi accusatoria. Ma prima di entrare nei meandri del dibattimento ci sarà tempo, almeno altre 20 udienze preliminari, prima tra tutte quelle di lunedì dopo che il giudice ha deciso di annullare la chiamata programmata domani.

Perché alla fine di una giornata lunghissima, iniziata ben prima delle 8 con l’arrivo dei primi imputati a piede libero e proseguita con il lungo torpedone della polizia penitenziaria che scorta i detenuti, il giudice Zavaglia ha già definito un piano operativo. La mattina è stata dedicata alle istruzioni per l’uso della maxi aula bunker realizzata in un padiglione della fiera di Bologna e all’appello. Intorno alle 11 si è poi iniziato ad entrare nel merito con le prime eccezioni sollevate dai legali difensori. È stata chiesta una sospensione in cui i magistrati hanno valutato la situazione. E delle dieci posizioni contestate solo due sono state stralciate. Si tratta di quelle relative a Bruna Braga, moglie di Augusto Bianchini e del figlio Alessandro, titolare della Ios. Errori di notifica dell’avviso di fine indagini e della data di fissazione dell’udienza. Per loro i pm dovranno rifare tutto da capo, tanto che l’iter sarà valutato a parte per poi essere riunito, semmai ci sarà il rinvio a giudizio, in dibattimento. Perché la famiglia Bianchini non cercherà altri riti alternativi, ma vuole eventualmente dimostrarsi innocente in aula.

Nel pomeriggio, invece, la battaglia è tra i difensori e le numerose parti civili che hanno chiesto di costituirsi. «Sono presenze di facciata, che limitano il tempo per esercitare il diritto di difesa», lamenta un legale che chiede al giudice di escludere da subito diversi enti. Proposta bocciata. Tutti allora depositano le corpose istanze che stamattina saranno girate agli avvocati difensori, i quali dovranno presentare le controdeduzioni già lunedì. Il clima è incandescente, la fotografia la offre Cinzia Franchini, presidente della Fita-Cna: «Il clima è tesissimo e i legali degli inquisiti hanno immediatamente richiesto di far uscire chi come me era presente a rappresentare le imprese e non solo». Ma questo è solo l’inizio...

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