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Nuovo metanodotto in Appennino: via libera con tanti paletti

di Daniele Montanari
Nuovo metanodotto in Appennino: via libera con tanti paletti

Serramazzoni. Il Consiglio comunale ha posto una serie di condizioni al tracciato che passerà vicino al borgo di Cornazzano. «L’impatto va ridotto al minimo»

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SERRAMAZZONI. Sì ma con molti paletti. Si è conclusa con questa votazione in Consiglio comunale a Serra la querelle legata al nuovo metanodotto che Snam intende realizzare nell'ambito di un piano di messa in sicurezza che ha appena interessato anche Pavullo.

Dopo due anni, la ditta è ritornata sul tracciato originario presentato nel dicembre 2013, abbandonando l'idea del microtunnel ma proponendo sempre un passaggio per il borgo di Cornazzano nell'ambito della posa di circa 5 km di nuova condotta necessaria a suo giudizio per eliminare i rischi della vecchia posta in una zona, quella di Vaglio ai lati della Nuova Estense, considerata instabile. A decidere sull'autorizzazione è la Provincia, ma nell'ambito di una Conferenza dei servizi fissata per il 4 novembre

. Prima di quest'appuntamento il Comune doveva esprimersi sul lato urbanistico, e l'ha fatto martedì sera dando parere favorevole alla variante necessaria. Alla seduta hanno assistito circa trenta persone fra il pubblico, a riprova di quanto il tema resti sentito. Il sindaco Roberto Rubbiani ha premesso che per un progetto come questo «non esiste l'ottimo, si può solo raggiungere un punto di equilibrio il più avanzato possibile tra aspettative contrapposte: quelle di tutela dell'ambiente e quelle legate all'interesse collettivo». Il punto è stato quindi illustrato dall'assessore all'Urbanistica Andrea Convenuti, che ha sottolineato come dal 2013 il Comune abbia avuto un ruolo «tutt'altro che passivo», bocciando le precedenti versioni, e ricordando che è un progetto fatto per garantire sicurezza ma che «passa anche attraverso un territorio straordinariamente bello.

Di qui il nostro obbligo morale di valutarne a 360 gradi le ricadute». Ecco perché il via libera è subordinato ad articolate prescrizioni. Alla ditta si chiede per prima cosa di realizzare le opere di ripristino «con tempistiche rapide». I lavori devono avvenire con «modalità d'intervento poco impattanti» e l'uso di piccoli escavatori fino all'intersezione con la strada di Cornazzano. La stessa viabilità storica non va modificata nelle sue caratteristiche strutturali e di riconoscibilità. Andrà poi effettuato «un piano di monitoraggio delle sorgenti più prossime al tracciato in località Cà dell'Alfiere e Cornazzano, con campionamento dell'acqua prima, durante e dopo i lavori». E il monitoraggio andrà esteso anche ai fabbricati.

A tutela per eventuali danni, viene chiesta una garanzia fideiussoria di valore pari alle opere di ripristino previste. “Queste prescrizioni – ha ribadito in chiusura - per noi sono condizione necessaria per la validità del voto che stiamo esprimendo». Tra l'opposizione, Valter Giovannini (“Bene Comune”) ha sottolineato che “in questo progetto vanno colti elementi di novità che superano le criticità dell'inizio”. Di qui il sì con la raccomandazione di agire nel pieno rispetto ambientale, “evitando lavorazioni invasive“ e con la riserva di valutare la successiva evoluzione degli eventi. Fermi nel no invece i 5 Stelle. Su tutte le osservazioni, anche quelle dei cittadini, si esprimerà ora la sesta Conferenza dei servizi.

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