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ICT, tante micro-imprese a redditività molto elevata

ICT, tante micro-imprese a redditività molto elevata

Una realtà che in Emilia Romagna fattura 5 miliardi con 10mila posti di lavoro Tre aziende su 4 con dimensioni minime. La difficoltà di reperire risorse umane

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Sono per lo più micro aziende, fatturano circa 5 miliardi di euro, principalmente sono attive nel settore dello sviluppo software che in Emilia Romagna conta circa 10mila occupati.

È la fotografia (la prima relativa al settore) scattata dalla Fondazione Democenter insieme a Confindustria, Lapam, Cna e Unimore sulle imprese Ict di Modena e dell'Emilia Romagna. Il mercato digitale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nell'economia, anche italiana: si registra una crescita nel settore software e soluzioni Ict (la crescita segna un +4,2%) e dei contenuti digitali e digital advertising, che cresce invece dell'8,5%.

La ricerca mette in rilievo come l’attività prevalente delle imprese (2.529, secondo i dati di Aida) sia quella dello sviluppo software che vede circa 10mila occupati a livello regionale, mentre la dimensione di impresa di gran lunga dominante è quella micro, dove si concentra il 75% delle aziende, mentre le piccole sono quasi il 22% e quelle con più di 50 dipendenti appena il 3%. Il fatturato complessivo supera i 5 miliardi di euro, con dati in crescita sull'Ebitda (indice di redditività) di circa il 7% rispetto ai due anni precedenti.

Di particolare interesse è il dato che riguarda le imprese operanti nello sviluppo software, che registrano un valore di Ebitda superiore dell’89% rispetto alle altre imprese del settore e un valore aggiunto medio di oltre 53mila euro, con un costo medio per addetto di circa 36mila euro.

Dati ancora migliori di quelli regionali si registrano a Modena, in particolare nel settore dello sviluppo software dove la redditività è superiore di quasi il 9% rispetto al dato regionale. Dati positivi, che tuttavia devono fare i conti con le esigenze che le imprese del settore hanno manifestato nelle interviste, che costituiscono la parte qualitativa dell'intera analisi. In primo luogo l’esigenza di ridurre l’elevata frammentazione del settore, con la richiesta di maggiori azioni a sostegno della crescita dimensionale e della visibilità. E ancora: invertire la preoccupante "retrocessione" dell'ICT in molte imprese a puro fattore di risparmio, riportandola al centro delle aree di innovazione di processo e di prodotto. Ma anche la necessità di superare la crescente difficoltà a reperire risorse umane qualificate sul territorio. Favorire, infine, una buona interazione con l’università e le strutture di ricerca locali per sviluppare una maggiore cooperazione e collaborazione. Una prima risposta a tali esigenze arriva dalla strategia di specializzazione intelligente della Regione Emilia-Romagna che individua nell’ICT una KET, tecnologia ad alta intensità di sviluppo, e ne vede una presenza significativa nei processi di innovazione dei settori prioritari come meccatronica e motoristica, agroalimentare, edilizia, industrie creative e della salute. Una seconda risposta, questa tutta modenese, è nei progetti del Comune di Modena, della Camera di Commercio e di altre istituzioni per lo sviluppo della smart city e delle smart communities che vedono una crescente importanza dell’ICT e delle tecnologie digitali. Non si dimentichi il sempre maggior utilizzo dell’ICT nella cosiddetta Industria 4.0 in modo particolare per quanto riguarda l’organizzazione, elaborazione e analisi di grandi quantità di dati e i processi di sviluppo dello smart manifacturing. Infine c'è Fiware (www.fiware.org), per lo sviluppo di nuovi servizi in particolare sul mobile e sul web, che sostiene le imprese attraverso 16 diversi acceleratori europei, a cui partecipa anche Democenter.

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