Il rapporto degli 007 al prefetto: in municipio a Finale 182 atti fantasma
Il Comune di Finale rischia lo scioglimento. La macchina burocratica caratterizzata dal «disordine amministrativo»: Gerrini affidava lavori ma i contratti venivano stipulati anche un anno dopo: ecco la «diffusa illegalità»
FINALE. Sul sito del Comune appare una delibera di giunta in cui si prende atto che Giulio Gerrini viene nominato componente del consiglio di amministrazione di Sorgea. È la quarta in ordine di pubblicazione, eppure, analizzando bene, si nota che risale al 27 dicembre 2013, ben prima quindi che l’ex capo ufficio Lavori Pubblici venisse arrestato nell’inchiesta “Aemilia”. Il caso è emblematico per capire la rincorsa degli uffici comunali a regolarizzare le proprie posizioni anche alla luce delle critiche sollevate dai tre commissari prefettizi. Critiche sintetizzabili con il termine “diffusa illegalità”, ossia del mancato rispetto della legge.
Perché nell’analisi degli ispettori si parla ampiamente delle lacune burocratiche della macchina comunale. Lo dicono i numeri: 143 determine e 39 delibere “assunte fittiziamente solo attraverso la protocollazione”. In sostanza i vari responsabili degli uffici - i dirigenti che, stando ai suggerimenti del prefetto, in caso di mancato scioglimento, potrebbero anche essere spostati o cambiati - hanno assegnato un numero ad ogni atto legislativo senza poi elaborarlo, rendendolo sostanzialmente inapplicabile in quanto inesistente e neppure sottoponibile ai controlli informatici che ogni cittadino potrebbe esercitare. Lacune che vedono protagonista soprattutto l’ufficio Lavori Pubblici, ma dalle quali non escono indenni anche altri settori fondamentali per il buon funzionamento del Comune.
Nella relazione, in cui la politica resta comunque la principale imputata della situazione, si parla di “disordine amministrativo”, visto che alcuni documenti esisterebbero anche, ma sono rimasti celati nei computer dei vari funzionari.
Ma nel calderone ecco un altro dato che sconcerta i tre ispettori, ossia la discrasia tra l’ufficio Lavori Pubblici e l’ufficio Contratti. Se il primo, attraverso Giulio Gerrini, autorizzava lavori a ripetizione “anche se attraverso procedure quanto meno diffusamente irrispettose dell’attuale normativa”, il secondo stipulava gli accordi ben oltre i 60 giorni previsti dalla legge con picchi di un anno di distanza. Di fatto, anche la relazione lo evidenzia, non c’era un controllo vero sulle varie anime della macchina burocratica - si arriva persino ad identificare nello stesso funzionario il controllore ed il controllato - agevolando quindi i potenziali condizionamenti esterni e in particolare della criminalità organizzata.
Il primo campanello d’allarme è acceso a metà 2014 quando il Comune, su sollecitazione della segretaria vicaria che avvia una verifica a campione su atti dei Lavori Pubblici, ammette alcuni errori amministrativi tanto da scrivere al prefetto per “autodenunciarsi”. Ma ormai il “sistema Gerrini” è già oliato e porterà gli inquirenti prima, i commissari ed il prefetto poi a indagare su infiltrazioni o condizionamenti nel Comune simbolo del sisma.
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