Davide: l'Emilia in forma di musica
Il modenese Davide Ravera racconta la sua maturazione artistica, da educatore a chitarrista e compositore
MODENA. «Proverò a raccontare uno dei tanti me possibili». Esordisce così Davide Ravera, autore, compositore, cantante e chitarrista modenese classe 1966, nato tra le ceneri del beat e la deflagrazione del punk, aprendo con noi il suo album di fotografie. Dentro ci troviamo la chitarra, studiata sotto l'insegnamento di Romano Rossi, importante autore per i Nomadi, i viaggi, le canzoni, Modena, città che per Davide rappresenta tre fasi importanti della sua vita: la fuga, la crescita, l'ispirazione.
«Sono nato per scrivere prima ancora che per suonare. La chitarra c'è sempre stata ma per me è principalmente uno strumento espressivo - racconta Ravera, che sta portando in giro “Gospel”, il suo nuovo lavoro che offre riflessioni filosofiche e 12 storie di vita cruda e reale, ambientate in larga parte tra i portici di Modena - Ho iniziato a scrivere canzoni spinto dalla voglia di raccontare delle cose, dare un volto e un suono a incubi e fantasmi per imparare a gestirli meglio. Africa, India, Nepal, Sri Lanka. Viaggiare tanto, mi ha aiutato ad accumulare abbastanza vita da raccontare».
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Davide parla di strade sbagliate, ritorni, redenzioni. Il suo percorso di vita e di artista conosce la burrasca e la spiritualità che ci raccontano un «ruvido ritaglio di un'Emilia che non riesce a non cadere a terra» e il suo rialzarsi «con la stessa disperazione e lo stesso amore con cui è caduta». In particolare, nel suo ultimo lavoro, con spirito post-punk e per nulla autocompiaciuto, Ravera regala molti graffi e poche carezze, quasi a voler catturare un “qui ed ora” attraverso il bianco e nero violento di una “emilianità” lontana dai cliché.
«Dopo gli anni del liceo, mi sono messo a cercare il mio posto nel mondo» dice Davide che ha lavorato per diversi anni al Comune di Nonantola e anche come educatore in ambito scolastico, mostrando la foto che lo ritrae insieme ad Elix, un ragazzo sinto giostraio a cui ha fatto da educatore. Nel suo racconto, un pensiero affettuoso va alla madre Fausta Massolo, da tutti conosciuta in città, primario del Reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Modena negli anni in cui l'associazione Aseop, che alla professoressa intitola il noto progetto di accoglienza “La casa di Fausta”, ha iniziato la propria attività di volontariato.
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«Quando ho sentito che in ciò che facevo non riuscivo a esprimere la forza creativa che avevo dentro, ho cambiato strada ed eccomi qui». Nel suo album dei ricordi, un posto importante va all'esperienza di Emilia Ruvida, spazio di via Carteria nato qualche anno fa per dare spazio agli artisti modenesi che non godono di sufficiente visibilità. «Modena e in generale l'Emilia godono di un sottobosco creativo davvero interessante e variegato - conclude Davide - Con “Gospel” si apre il capitolo della mia piena maturità artistica, anche se il mio percorso è in continua evoluzione e l'urgenza di scrivere è sempre dietro l'angolo della mia strada, ad attendere di essere soddisfatta».
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