Gazzetta di Modena

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«La comunità riprenda la strada giusta»

di Daniele Montanari
«La comunità riprenda la strada giusta»

Pavullo. Don Roberto ha celebrato la prima messa a Monteobizzo dopo le dimissioni di don Luciano

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PAVULLO. Chiesa di Monteobizzo gremita ieri mattina per la messa celebrata per la prima volta da don Roberto Montecchi, fresco di nomina a parroco dopo le dimissioni, solo una settimana fa, di don Luciano Venturi. Occasione speciale, visto che ha coinciso con la solennità di tutti i Santi, e come tale è stata onorata con il ritorno del coro e dei ministranti a fianco del sacerdote dopo le settimane di “solitaria” dietro all'altare volute da don Luciano per stimolare un cammino di riflessione generale sulla vicenda che l'ha coinvolto, con l'accusa arcinota ormai di essere il padre di un bimbo di pochi mesi lanciata da alcuni parrocchiani smentiti da tutti gli altri. Prove di ritorno alla normalità insomma con il nuovo pastore, che ha affrontato il nuovo scenario al termine della celebrazione, dopo la lettura della nomina da parte del vescovo Erio Castellucci, che sabato alle 11.30 sarà presente per l'ingresso ufficiale. «So che non sono giorni facili – ha osservato don Roberto – perché per voi sarà difficile accettare un pastore diverso da don Luciano, con cui avete vissuto momenti indimenticabili. Io non sono come lui, lo avete capito anche dalla mia omelia, molto più prolissa - ha scherzato - Ma non potete nemmeno chiedermi di essere come lui, perché ognuno di noi ha una sua particolarità. Potete chiedermi solo di essere il meglio di me stesso, ed è quello che mi impegno a dare». Don Roberto ha ribadito che non viene per giudicare nessuno, ma per prendere per mano la comunità, «che in un momento di smarrimento deve ritrovare la sua unità nell'unico Signore»”. La cosa fondamentale adesso «è abbattere il muro di Berlino che c'è sempre stato con San Bartolomeo» nonostante la vicinanza geografica con l'altra parrocchia pavullese di cui il don mantiene la guida pur non essendoci per il momento fusione. «Nei momenti di difficoltà bisogna lasciarsi aiutare, io – ha ricordato – ho vissuto l'esperienza del bisogno in modo drammatico col terremoto a Finale e con la solidarietà a poco a poco ci siamo rialzati». La riorganizzazione non sarà semplice, perché di fatto il parroco passa di colpo dalla cura di 6mila anime a 10mila, e visto che per il momento non ha aiuti si rende necessaria la rinuncia alla messa domenicale delle 8.30, che comunque a meno di 200 metri resta celebrata nella chiesa dei frati. «So che sarà faticosissimo per voi, e so che a volte vi prenderà la nostalgia – ha sottolineato – ma è una cosa che accetterò perché è un'umanità che va rispettata. Ricordate le cose belle. Ma anche i rimproveri, perché sono la strada per crescere». Il lungo applauso finale ha lasciato intendere che la strada è quella giusta.

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