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Finale, il pm acquisisce il rapporto dei commissari

Finale, il pm acquisisce il rapporto dei commissari

Mentre si attende la decisione del Governo sul possibile scioglimento per mafia la Procura esamina il dossier che accusa il Comune di “diffuse illegalità”

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FINALE. La Procura della Repubblica di Modena sta esaminando la relazione dei tre commissari che hanno passato al setaccio il Comune di Finale, concludendo per l’opportunità di sciogliere l’intero consiglio comunale.

Lo ha confermato ieri il Procuratore facente funzioni, dottoressa Lucia Musti, dopo che nei giorni scorsi la relazione dei commissari è stata acquisita da due Procure, compresa quella di Modena.

Musti ieri ha “ripassato” l’iter avviato dalla Prefettura, che, come noto, potrebbe anche concludersi con lo scioglimento dell’organo elettivo del Comune, per infiltrazioni di stampo mafioso. Sarebbe il primo caso del genere in Emilia, visto che nell’altro Comune sotto inchiesta - la Brescello dove il sindaco in carica definiva una brava persona Antonio Grande Aracri, condannato per mafia e oggetto di numerosi sequestri - una analoga commissione prefettizia è ancora al lavoro. La Procura di Modena, che non si è sbilanciata circa eventuali proprie determinazioni su una vicenda già al vaglio del processo Aemilia in corso a Bologna (oggi è prevista una nuova tappa della maxi udienza preliminare per la quale sono state fissate una trentina di date), resta parimenti in attesa della decisione del Governo.

Dopo che la Prefettura ha avallato la proposta dei commissari, spetterà come noto al Ministro degli Interni Alfano proporre una decisione al Governo, chiamato ad una scelta tecnica che tuttavia comporta numerose ed inevitabilmente imbarazzanti valutazioni politiche. Ieri in Procura, dopo il primo esame degli atti, si è percepita la sensazione che la questione abbia ormai assunto una complessità ed una delicatezza da sconsigliare le banalizzazioni di bandiera cui si è finora assistito.

Da una parte perchè nella relazione vengono evidenziate numerose leggerezze amministrative (“diffusa illegalità”) circa le procedure e specialmente i controlli antimafia sulle aziende, in particolare nell’ufficio di quell’ingegner Giulio Gerrini, al quale nella richiesta di rinvio a giudizio a Bologna la Dda contesta l’aggravante di “avere agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione di stampo mafioso denominata ’ndrangheta... attraverso l’assegnazione di appalti pubblici alle imprese riconducibili a Bianchini Augusto e indirettamente a Bolognino Michele...”. E poi perchè, tra tanto altro, nella relazione dei Commissari vengono riportate valutazioni sugli organi politici, allegando anche le note intercettazioni tratte dall’inchiesta Aemilia, di dialoghi che coinvolgono il sindaco e l’assessore Angelo D’Aiello nei quali vengono espresse rassicurazioni sugli appalti sotto inchiesta. (ase)

 

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