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In sette per conquistare le azioni Aimag

di Rino Filippin
In sette per conquistare le azioni Aimag

Ora i sindaci dell’area della multiutility al lavoro per scrivere il bando di gara. I dubbi sulla possibile coabitazione Hera-Tea

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Ci siamo: adesso si fa sul serio. Ieri infatti sono stati divulgati i nomi delle aziende che hanno manifestato il loro interesse a entrare nella compagine azionaria di Aimag. Si tratta di: Austep spa, azienda milanese fondata 20 anni fa attiva nei settori del trattamento acque, impianti biogas e bonifica siti contaminati; F.lli Baraldi Spa, azienda di San Prospero operativa nei settori edili e di recupero dei materiali di risulta; Hera spa; Tea spa multiutiliy mantovana; Piacere Aimag srl e Estra spa, cioè Piacentini e Reggiani, già dentro Aimag come aziende correlate, e Estra che è una big nel settore dell’energia in Toscana; Canarbino Invest spa, costola di En.Tra società bolognese operativa nel settore del gas; infine Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola.

Cosa succederà adesso? Nei prossimi giorni i sindaci dei 21 Comuni soci di Aimag, i quali detengono il 65% del pacchetto azionario della società, si riuniranno per valutare le manifestazioni d’interesse ricevute. Terminata questa fase si procederà alla stesura del bando che, pare ovvio, sarà costruito per avvantaggiare l’azienda (o le aziende), che a parere dei sindaci garantiranno un miglior futuro ad Aimag. E a questo punto si apre un capitolo in cui le ipotesi non mancano. Facendo però, come si dice, due conti, se Hera attualmente è in Aimag al 25%, e le due Fondazioni hanno il 10%, sul mercato resta appena il 15%. Sempre che venga mantenuta la promessa dei sindaci e cioè che Aimag resterà adesso e per sempre in mano pubblica.

Per questo uno degli scenari possibili è che si accetti la proposta di Tea, la quale, come già ampiamente scritto, non si accontenta di entrare in Aimag con una quota irrilevante, ma punta ad ottenere almeno un 30% di quota. Questo vorrebbe dire acquistare una quota importante ora in mano dei Comuni consorziati, tra cui Carpi ne è il principale esponente. In questo modo si manterrebbe Aimag in mani pubbliche (Tea è di proprietà di una lunga serie di Comuni di cui molti nel mantovano), rispettando l’esito dei vari referendum organizzati in materia di “acqua pubblica”. Resta poi il capitolo Hera: resterà come socio operativo o venderà la sua quota? E nel caso di “convivenza” con Tea, sarà possibile gestire in positivo la coabitazione di imprese abituate a essere operative? Sono dubbi che gli addetti ai lavori manifestano.

A proposito degli altri potenziali soci “operativi” si tratta di opzioni su cui è difficile fare previsioni relativamente all’impatto che possono avere nelle scelte dei sindaci che dovranno decidere per il futuro di Aimag. Un futuro che passa attraverso la nota gara del gas del 2017. In sostanza nell’area potrà operare un solo gruppo dalle spalle molto larghe e Aimag si prepara a questa battaglia. Le due Fondazioni si offrono di affiancare finanziariamente la multiutility nostrana in questa competizione. E se la gara sarà vinta da un altro soggetto? Cambierà il valore di mercato di Aimag, attualmente stimato sui 200 milioni di euro? E i soldi, circa 20 milioni di euro che vogliono puntare nell’operazione le Fondazioni, si svaluteranno? I sindaci, come da dichiarazioni, faranno una scelta per garantire un futuro prosperoso ad Aimag, ma non sarà una scelta facile. Senza contare che da Roma l’ordine è di ridurre il numero di piccole municipalizzate al fine di garantire ai territori un’economia di scala. L’impressione è che l’ultima parola alla fine spetterà a Palazzo Chigi.

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