Aimag, i sindaci al lavoro sugli scenari possibili
Dopo la presentazione delle sette manifestazioni di interesse, i Comuni soci dovranno scegliere come impostare il bando e da lì si intuirà la direzione
MIRANDOLA. C’è chi dice che il futuro di Aimag è già scritto e chi invece confida nel fatto che venga scritto in questi giorni, dal momento in cui i Comuni soci inizieranno l’istruttoria sulle sette manifestazione d’interesse pervenute entro i termini per avviare operazioni di partnership con la multiutility. Dal documento reso pubblico dal Comune di Mirandola si evince chiaramente l’impegno ad assicurare «il controllo pubblico del gruppo» perseguendo «mediante una crescita industriale di medio lungo periodo», «l’aumento del valore per i soci; un miglioramento della qualità, efficienza ed economicità dei servizi per gli utenti; il mantenimento di un forte presidio sul territorio servito; la salvaguardia dei livelli occupazionali e la valorizzazione delle competenze tecniche e manageriali presenti nel Gruppo Aiamg». «Le finalità sono dunque chiare - ha spiegato il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli, presidente del patto di sindacato - e siamo contenti che intorno ad Aimag si mostri così tanto interesse, perché significa che l’azienda funziona. A breve potremo dare tempistiche sui passi successivi».
Quali scenari si potrebbero ipotizzare, dunque? La direzione che i sindaci intenderanno prendere sarà intuibile già dal modello di gara che verrà predisposto. Plausibile pensare che l’ingresso di Hera potrebbe precludere ad Aimag di partecipare alla maxi gara del gas, poiché teoricamente entrambe non potrebbero correre e potrebbe prevalere il gruppo di maggiori dimensioni.
Qualche anno fa tra gli impegni espressi dai Comuni soci quando Hera si era aggiudicata il 25% c’era quello di valutare una ulteriore cessione del 26% per permettere alla spa il controllo di Aimag, ma oggi questo andrebbe contro l’impegno assunto di recente. D’altra parte se i Comuni permettessero a Hera di arrivare al 51% cedendo un 26% del loro attuale 65%, rimarrebbero detentori di un 39% che avrebbe ben poche speranze di essere rivenduto in un futuro, se non alla stessa Hera ma a quel punto a un prezzo deciso dall’acquirente. Tanto varrebbe allora cedere tutto subito e a caro prezzo per fare cassa. Oppure i Comuni potrebbero cedere alle Fondazioni un 10% mantenendo il 55%, facendo comunque cassa e mantenendo sostanzialmente inalterata la situazione industriale. Oppure ancora potrebbero mantenere il controllo vendendo un pacchetto ad un’altra azienda o gruppo mantenendo sempre il controllo, incassando liquidità e puntare su uno sviluppo industriale. Ma, volendo, ci sono persino ipotesi intermedie. Insomma, al momento le curiosità rimangono senza risposta, almeno fino a che non si sarà chiarita la situazione e si potrà andare verso una fotografia più precisa delle mosse future. «Anche a noi fa piacere che ci siano state diverse manifestazioni di interesse - ha detto Claudio Reggiani che, insieme a Dino Piacentini, Coseam e Gruppo Borsari fa parte di Piacere Aimag, tra chi ha presentato la manifestazione d’interesse - significa che Aimag è azienda che si è fatta valere. Noi crediamo nel progetto industriale possibile, ora attendiamo gli sviluppi». In corsa anche la mantovana Tea: «Noi un piano industriale lo abbiamo, pronto e lungimirante, noi ci crediamo - ha detto il presidente Luigi Gualerzi - noi e Aimag siamo aziende complementari che sul mercato possono integrarsi e potenziare la propria forza rimanendo radicati sul territorio».
No comment da parte degli altri attori sulla scena; silenzi comprensibili visto che la fase è delicata e la posta in gioco è parecchio alta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
