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«I soldi o vi brucio la casa»: a processo un giovane di Castelnuovo Rangone

Carlo Gregori
«I soldi o vi brucio la casa»: a processo un giovane di Castelnuovo Rangone

In tribunale a Modena processo a un giovane di Castelnuovo con l’imputazione di tentata estorsione. A 21 anni si presentò a casa della madre di un amico e intimò il pagamento di 3mila euro per un debito con minacce così gravi che l'amico terrorizzato scappò in un bosco e vi restò per sedici giorni. L'accusa ha chiesto per lui 2 anni e sei mesi di carcere

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CASTELNUOVO RANGONE. «Datemi quei tremila euro o finisce che vi brucio la casa. E vi faccio anche del male». Questa frase rivolta alla madre di un “amico” è al centro di un processo per tentata estorsione che ieri in tribunale è arrivato alle ultime battute. L’imputato all’epoca dei fatti era solo 21enne, ma l’amico l’ha preso così sul serio da scappare di casa e rifugiarsi nei boschi per sedici giorni mentre i carabinieri stavano indagando.

È un caso finora sconosciuto quello discusso in tribunale. Oggi l'imputato è 28enne, abita a Castelnuovo. Per lui ieri la pubblica accusa ha chiesto due anni e sei mesi di carcere, mentre la difesa, avvocato Daniela Goldoni, ha chiesto l’assoluzione oppure, in subordine, che il giudice “scali” il reato in quello di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”, ovvero una richiesta fondata fatta con prepotenza, un reato decisamente meno grave.

Il fatto risale alla fine del 2008. l'imputato e la sua vittima, un coetaneo, si conoscevano e frequentavano. Di punto in bianco, un giorno il 21enne di Castelnuovo suona al campanello di casa dell’amico, in una frazione di Maranello. Apre la madre. Tra i due nasce un dialogo surreale nel quale lui chiede indietro tremila euro e lei dice di non saperne niente, lui ribadisce di aver avuto delle spese per una riparazione dell’auto dell’amico e la madre replica che suo figlio non ha neppure l’auto.

In seconda battuta, il creditore torna alla carica e sempre sul portone di casa dell’amico e torna a chiedere quella cifra ingente - forse dovuta a un debito di altro tipo - ma al rifiuto della madre, lui si lascia andare a una minaccia inequivocabile: le dice che se non paga, le brucia la casa facendo anche del male ai familiari.

Appena saputo della minaccia, la vittima va prima dalla nonna e tenta di ottenere il prestito, ma la nonna non ha tanti soldi. Allora si dà alla macchia. Si verrà poi a sapere che il ragazzo minacciato era scappato nascondendosi in un bosco dell’Appennino. Lì, tra alberi e cespugli, è rimasto per ben sedici giorni facendo una vita di stenti ma soddisfatto di non essere stato trovato.

Intanto la madre rompe ogni indugio e chiama i carabinieri, racconta delle minacce di morte e parte così un’indagine che porta a identificare l’ “amico” che pretende i tremila euro. La vittima viene avvisata e può tornare a casa.

La difesa sostiene che le richieste del creditore erano fondate: il debito era reale.

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