Omofobia e sessismo: a Modena si discrimina
Dall’indagine meno di un intervistato su due è favorevole alle pari opportunità I trans i più maltrattati, così come le donne sul lavoro. Bocciate le adozioni gay
A Modena si discrimina? Sì (e non poco) secondo le 1.533 persone coinvolte in un’indagine promossa dal Comune sull’omofobia e il sessismo. «Modena non è prevalentemente omofoba e sessista - ha garantito Vittorio Martinelli, sociologo dell’ufficio comunale che ha curato la ricerca - ma ci sono alcune zone scure su cui lavorare».
Qualche esempio? Meno di un intervistato su due (46%) è favorevole alle pari opportunità, prescindendo da genere e orientamento sessuale. Quasi uno su cinque (17%) è scettico alla parità tra uomo e donna ed è contrario alla tutela delle persone con orientamenti sessuali diversi dal proprio. Il 37% è contrario alle discriminazioni, ma giudica in modo ambivalente la “visibilità”. Per oltre un intervistato su cinque (21%), infatti, è “mediamente giusto” che gli omosessuali debbano nascondere le loro preferenze sessuali.
“Essere più discreti può favorire l’accettazione?” Vero per circa il 50% del campione. Gli stigmi sono rivolti soprattutto ai transessuali. Per l’84% degli intervistati sono trattati meno bene degli altri in città. Per oltre una persona su tre (35%), inoltre, tali discriminazioni sono giustificabili. Più “leggeri” i giudizi negativi percepiti verso gli omosessuali.
Secondo il 71% del campione sono discriminati e per un intervistato su cinque (20%) “a ragione”. Altalenanti i giudizi sulle donne. Se più della metà (54%) riconosce vi siano discriminazioni, per il 23% di loro è “giustificabile” che sia così.
La ricerca ha evidenziato che, negli ultimi cinque anni, sono cresciute più le discriminazioni verso le donne (in aumento per il 9% degli intervistati) che rispetto omosessuali o transessuali (4%).
Un aspetto che si rifletterebbe anche sul lavoro. Per oltre un partecipante alla ricerca su due una donna, a parità di titoli, è trattata peggio di un uomo sia quando deve trovare lavoro (61% delle risposte) sia quando deve ottenere una promozione (54%). Valori inferiori registrati per i gay, penalizzati per il 47% del campione nella ricerca di un lavoro e per il 42% nella caccia a un avanzamento di carriera. In una scala di accoglienza tra 1 (minimo) e 10 (massimo), gli intervistati danno un punteggio medio di 6,6. A scuola sarebbe poco più della sufficienza. Se il 90% giudica che le persone omosessuali debbano essere libere di vivere come desiderano, meno della metà (44%) è favorevole alle adozioni per una coppia dello stesso sesso.
Eppure, l’85% ritiene che debbano avere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale. In essa restano radicate alcune distinzioni di ruolo.
Come l’educazione dei figli, che per il 27% del campione spetta alle madri, più portate a seguire i bambini nel 67% dei giudizi. Il 68% si dice solidale a difendere i diritti di un familiare gay. Più “battaglieri” gli intervistati tra i 55 e i 64 anni. Le donne e i giovani, in generale, discriminano meno. Più alto è il titolo di studio minori sono i pregiudizi.
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