Assalto armato in gioielleria a Modena, Renzo Montecchi: "Mi sento come uno preso a martellate"
Il gioielliere Renzo Montecchi di via Selmi a Modena preso a calci e pugni da due banditi russi che si sono finti dei clienti Il 56enne è stato accecato dallo spray urticante, gettato a terra e poi legato alle mani e ai piedi
MODENA. «Non hai qui con te le armi, vero? Bene, perché altrimenti saresti stato un uomo già morto». Banditi dell’Est, quasi sicuramente russi, professionisti, violenti, spietati. Non hanno esitato a picchiare, a colpire con continuità con calci e pugni, a sferrare colpi col calcio della pistola contro il volto, i fianchi, gamba e braccia di Renzo Montecchi, 56 anni, uno dei gioiellieri tra i più conosciuti a Modena. Lo hanno tramortito con lo spray urticante, quasi asfissiandolo e accecandolo e poi, mentre continuavano a picchiarlo, lo hanno legato alle mani e ai piedi per poi farlo sdraiate a pancia in giù legandogli una caviglia ad una gamba della scrivania.
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Tutto questo in pieno centro, in quel tratto di via Selmi in prossimità del parco, dove un tempo, quando Renzo era bambino, suo padre, Uber, aveva collocato all’esterno un orologio marca Bulova, che “dava il tempo” a tutta la via. Per gli amici lui è infatti “Bulova”, in suo soprannome da sempre. Ieri mattina anche il sindaco e il questore gli hanno fatto visita. Lui, abituato a scherzare, con il volto tumefatto, una mano viola per lo schiacciamento effettuato col tacco della scarpa di uno dei banditi, diceva »
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Come sto? Ah, niente, come uno che ha preso un quarto d’ora di martellate». Sono le 10 passate da qualche minuto. La gioielleria, sovrastata dall’insegna Audemars Piguet , è protetta all’esterno da alcune telecamere e per entrare si deve suonare. Anche all'interno ci sono parecchie telecamere. Renzo, da parecchi anni, si affida alla compagnia di un amico, una persona addestrata con trascorsi militari che funge da guardia del corpo. Proprio in quel lasso di tempo, attorno alle dieci, il suo amico si era allontanato per una commissione.
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In due, uno corporatura normale, l’altro con fisco atletico, «una specie di armadio» come ha spiegato il gioielliere, hanno suonato chiedendo di entrare. Renzo Montecchi li fa accomodare, senza sospettare di nulla. Quello “normale” era infatti già venuto, in compagnia di un altro (e quest’ultimo, sostiene il gioielliere, potrebbe essere il fratello del bandito più grosso, a causa della somiglianza) venerdì scorso. Si era fatto vedere un’intera partita di orologi Cartier e anche alcuni Rolex. Aveva osservato, chiesto, si era informato e pareva molto interessato all'acquisto di un Cartier. E così è stato anche ieri mattina. «Si è fatto mostrare gli stessi orologi - spiega “Bulova”- parlava un po’ in inglese, poi chiedeva spiegazioni in francese. Poi ho sentito una parolaccia (merda) in russo. Gli ho chiesto se era russo e ho capito in quell’istante che qualcosa non andava. Poi invece di prendere la carta di credito ha preso la bomboletta dalla tasca della giacca e mi ha inondato. Credevo di svenire, mi bruciava tutto».
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In pochi secondi il gioielliere è stato afferrato, immobilizzato e in due mosse gettato per terra. «Deve essere stato un militare quello grosso, un esperto. Gli ho dato una gomitata me è come se avessi centrato un muro». Ed è iniziata al razzia. Via tutti i Cartier, via gli Audemars Piguet, i Patek Philippe, i Rolex. Solo orologi di prestigio, anche quelli di clienti lasciati a Renzo in conto vendita. Bottino di 300mila euro. E nel frattempo colpi con il calcio della pistola, pugni in faccia, alle costole, calci in pancia e alle gambe. L’allarme? Il telecomando per farlo scattare era su un tavolino, subito scalciato dai banditi. Poi le fascette (avevano uno zainetto): due fascette alle mani, una fascetta anche nei piedi, una striscia di plastica arancione al collo per imbavagliare e poi una terza fascetta alle mani legata anche al collo, questa volta utilizzando del filo elettrico strappato in gioielleria. Renzo è stato messo nello sgabuzzino dietro al suo banco, immobilizzato e in ginocchio.
«Volevano il video delle telecamere e io gli spiegavo che tutto finiva nella sede della vigilanza, e mi menavano. Mi hanno chiesto se avevo in negozio delle armi e mi hanno minacciato di morte. Mi hanno preso le chiavi di casa, lasciandomi quelle della macchina».
Poi, assicurato il gioielliere alla gamba della scrivania con un altro laccio, e dopo aver chiesto come si usciva i due sono usciti, con calma, uno verso il parco, l’altro verso il centro. Trecentomila euro: solo orologi, in preziosi c’era forse anche di più ma hanno preso solo un anellino d’oro da 10mila. Il gioielliere, che non respirava, è riuscito a trovare qualcosa (un machete) per liberarsi . Ha così ha chiamato al polizia col cellulare e ha spiegato. Una Volante è arrivata in pochi istanti. Un agente è entrato e per poco non rimaneva stordito dal gas. Ho dovuto coprirsi, prima dell’opportuna mascherina, con la maglia a collo alto.
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