«Il processo Aemilia va trasferito in Calabria»
Maxi processo per la ’ndrangheta. È la richiesta dei legali di alcuni imputati La Dda ribatte: «Qui una struttura autonoma». Sindacati e Regione parte civile
Il processo Aemilia va trasferito a Catanzaro, perché l'associazione di tipo 'ndranghetistico contestata dalla Dda di Bologna avrebbe in realtà radici a Cutro dove si trova la Cosca Grande Aracri, di cui cui il gruppo emiliano sarebbe solo un'emanazione. Lo hanno sostenuto alcuni difensori degli imputati nell'udienza preliminare, sollevando davanti al Gup Francesca Zavaglia eccezioni di competenza territoriale, cui si sono associati diversi legali.
Tra gli elementi citati a sostegno di questa tesi, l'esistenza di procedimenti giudiziari portati avanti dalla Procura distrettuale di Catanzaro, che coinvolgono persone che fanno parte anche del sodalizio 'emiliano'.
Per i Pm della Dda bolognese, l'indagine Aemilia ha svelato, e si propone di provare in dibattimento, l'esistenza di una struttura 'ndranghetistica che opera autonomamente nel territorio emiliano, comunque rientrante (così come la Cosca Grande Aracri di Cutro) dentro la 'Ndrangheta nella sua unitarietà e nella sua modernità, come struttura mafiosa con mire espansionistiche nell'imprenditorialità e nei diversi settori dell'economia del Paese e anche all'estero. L'argomento è supportato dalle sentenze dei processi 'Crimine' di Reggio Calabria e 'Infinito' di Milano.
Il giudice presumibilmente si pronuncerà nella prossima udienza sulla questione.
Ma nell’udienza preliminare di ieri c’è stata un’altra importante novità. L’ammissione a parte civile di Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna, Camere del lavoro di Modena e Reggio, Ordine dei giornalisti e Associazione Stampa (Aser), Fita-Cna, Regione, completamente o parzialmente (rispetto ai vari capi di imputazione) gli enti pubblici reggiani e modenesi, Libera e Legambiente. Non sono state ammesse Sos Impresa, Avviso Pubblico, Associazione nazionale Caponnetto, Arci e altre associazioni. I sindacati parlano di “ordinanza storica” e hanno commentato soddisfatti appena usciti dall'aula di BolognaFiere. Così il segretario regionale Cgil Vincenzo Colla: «L’ordinanza del giudice è netta, ha recepito tutti i capi imputazione che avevamo messo. Pensiamo ci sia un punto molto importante: nell'ammettere Cgil, Cisl, Uil, Camere del Lavoro di Reggio e Modena, il giudice ha voluto dare rappresentanza in questo processo al mondo del lavoro e ai lavoratori». Quindi, continua Colla, «ci sentiamo ancora più responsabilizzati a seguire il processo, e capire cos'è successo in questa regione e non deve più succedere. Sono fatti inaccettabili per l'identità sociale, politica ed economica di questa regione, come abbiamo scritto nell'atto».
Anche il segretario regionale Cisl, Giorgio Graziani ha espresso «soddisfazione per un'ordinanza non scontata: è un dato di fatto soprattutto per una regione che vuole rappresentare legalità e qualità del lavoro. Pensavamo di avere gli anticorpi, invece non li abbiamo».
Esulta per l'ammissione “storica” anche la presidente nazionale Cna-Fita Cinzia Franchini: «La mafia Nell'autotrasporto c'è, ma da oggi c'è anche chi intende contrastarla con i fatti, andando ben oltre i protocolli».
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