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L’Avis ha arruolato i cadetti modenesi

di Gabriele Farina
L’Avis ha arruolato i cadetti modenesi

Per la cerimonia del IV novembre gli allievi del 197° corso si sono mobilitati per donare il sangue all’associazione

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«Donare sangue e vita». La scritta sulla lapide all’ingresso dell’Accademia militare da ieri è ancora più viva. Sono stati diciotto i cadetti che, per la prima volta, hanno donato il sangue con l’Avis.

L’occasione non era casuale: ieri è stata la Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate. Una festa caratterizzata anche quest’anno da una serie di appuntamenti al sacrario della Ghirlandina eal monumento ai Caduti sui Viali con le autorità modenesi.

Nel cortile d’onore è stata ospitata invece un’unità mobile dell’associazione. In tutto sono stati trenta gli allievi, tutti del 197° Corso, che hanno dato via a questa sperimentazione. Ve ne saranno circa altri cento nei prossimi giorni. «Il colonnello Domenico Masia è il vero artefice - ha esordito il generale Salvatore Camporeale, comandante dell’Accademia - siamo una scuola che trasmette valori e tra i più importanti c’è la solidarietà. Una delle nostre lapidi recita “donare sangue e vita”. Diamo compimento a questa missione». Mentre il generale parlava, i cadetti ascoltavano, in attesa d’iniziare a donare. «Me l’avevano già proposto a scuola - ha spiegato Mattia - ma il fatto non aveva suscitato in me tanto interesse. La differenza l’ha fatta l’essere militare. Facciamo una donazione per gli altri e forse anche per noi». Tra loro anche alcuni che avevano già donato.

«Magari un giorno mi potrei ritrovare dall’altra parte - ha aggiunto Enzo - cioè al posto di chi riceve il sangue». «So che serve agli ospedali», ha confermato Angelo. Per la maggior parte, tuttavia, era la prima volta. «Da noi c’era poca informazione - ha confermato Gianmatteo - questa è la volta buona. Anzi, è la prima volta: poi si continua». «Avrei sempre voluto donare - ha garantito Marco - ma non ero mai riuscito. Mio fratello è di due anni più piccolo di me e già dona da un anno e mezzo». Per alcuni è una questione di famiglia. «Mia madre è una donatrice», ha assicurato Pierpaolo. «Mio padre dona - ha concluso Duilio - con un’altra associazione. In Accademia abbiamo una bella possibilità per donare: è difficile per noi andare fuori». Difficile vedere anche tanti ragazzi tutt’insieme. «Di solito le giovani sono più favorevoli - ha ammesso Livio Bonomi, presidente Avis Modena - in città c’è una flessione di pochi punti percentuali. Su duemila ragazzi delle scuole superiori, comunque, hanno dato l’adesione in cinquecento».

A Modena e provincia il saldo nell’ultimo anno resta positivo. «Ci sono stati circa 36mila prelievi - ha riconosciuto Giovanni Battista Ceccarelli, facente funzione di direttore del Centro trasfusionale - a fronte di 33mila trasfusioni». Il surplus (circa tremila sacche) termina al Centro regionale, che lo smista in base alle esigenze. «Dobbiamo rafforzare la trasfusione degli emoderivati», ha ripreso il sindaco, Gian Carlo Muzzarelli. Per il prefetto Michele Di Bari è una forma di «solidarietà al massimo livello». Come ha concluso Maurizio Pirazzoli, presidente provinciale Avis Modena, «si contribuisce a salvare vite umane».

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