«Miasmi, nessuno si mette contro l’Inalca»
Il comitato: «La Provincia interviene con una diffida solo dopo il blitz dei carabinieri»
NONANTOLA. Il comitato Salute è ambiente di Nonantola torna sulla vicenda dei miasmi che provengono dall’azienda Sara/Inalca di Via Larga, dopo le irregolarità trovate dai carabinieri e la diffida che è stata inviata di conseguenza dalla Provincia.
«Sarebbe interessante sapere chi ha fatto entrare in scena i carabinieri per la tutela ambientale e come mai lo si sia fatto soltanto ora, quando da oltre 23 anni si ripetono le stesse esalazioni e le stesse violazioni da parte della ditta» dice William Zoboli, presidente del comitato nonantolano che da anni chiede che si intervenga per risolvere i problemi delle emissioni dello stabilimento. «Forse siamo di fronte all'ennesima diffida che finirà in un cassetto, impilata sotto ad altre decine. E alla Sara/Inalca verrà al massimo comminata una sanzione economica.Effettivamente la legge non è uguale per tutti. I grossi gruppi industriali continuano a disporre dei territori e dell'ambiente a loro uso e consumo, per i loro profitti e tornaconti in modo indisturbato, a scapito della sostenibilità ambientale e della salute dei cittadini. A Nonantola dopo oltre 20 anni di non rispetto di innumerevoli prescrizioni, diffide, sanzioni, violazioni, Sara/Inalca non ha mai chiuso i battenti, neppure per un giorno. Ma ciò che è più grave è che ora ci si appresta a promuoverla comunque, rilasciandole l'autorizzazione ad ampliarsi. Sarebbe scandaloso. Provincia e Regione pare non abbiano (in continuità con chi li ha preceduti) nessuna intenzione di prendere provvedimenti adeguati alla gravità della situazione e di mettersi contro un colosso del genere. Esistono i presupposti per ritenere che la politica si appresti a far sì che quell'insediamento diventi uno dei poli industriali più importanti a livello nazionale per lo smaltimento di fanghi di depurazione e scarti di lavorazione animale. Già i rifiuti trattati vengono da Lombardia, Veneto, Marche e Toscana. La richiesta prevedeva un incremento di questi rifiuti pari al 35% circa. Non mancherebbe l'acquisizione di "digestato" proveniente da impianti a biogas».
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