Una sassolese ai giudici del tribunale di Modena: «Perseguitata, picchiata e violentata dal mio ex: mi ricattava con foto erotiche»
Il racconto davanti ai giudici di una sassolese: «Ricattandomi con foto erotiche, lui mi teneva soggiogata. Mi picchiava: sono stata in ospedale tante volte. Mi chiamava di continuo, me lo trovavo ovunque e mi offendeva. Dopo la denuncia mi ha stuprata al Parco Giacobazzi»
SASSUOLO. Difficile ascoltare un concentrato di crudeltà e violenze come quello raccontato ieri in tribunale da una 35enne vittima dell’ex, un 37enne residente a Sassuolo. Con lui intratteneva una relazione ingestibile, di quelle definite da “donne che amano troppo”. Prima le foto erotiche scattate e trattenute da lui, poi le stesse foto erotiche usate per ricatti e soprusi. Quindi telefonate continue per controllare dove e con chi fosse. Infine un crescendo di violenza con botte, un tentativo di strangolamento, un morso al naso e, come ha rivelato la donna piangendo ai giudici, anche uno stupro al parco di Villa Giacobazzi a due passi da anziani che giocavano a carte.
La versione della vittima, ora parte civile, andrà confrontata con quella del suo presunto persecutore, imputato per violenza carnale, stalking e minacce, un uomo da sempre libero.
Resta il fatto che, anche considerando la loro relazione (per così dire) piuttosto impetuosa, la donna ha raccontato di aver vissuto per due anni in un una morsa di agghiacciante sottomissione senza via d’uscita. «Un gorgo maledetto», come lei stessa l’ha definito ai giudici, tanto che, dopo la denuncia, al commissariato e l’avvio delle indagini per stalking, dalla fine dell’estate 2012 è stata seguita da psicologo, psichiatra e Centro antiviolenza.
Paola (nome di fantasia) aveva conosciuto Antonio (nome di fantasia per l’imputato) durante una passeggiata in un parco a Sassuolo nei giorni in cui si stava separando dal marito. Ne era nata una relazione a distanza, dato che per lavoro lei viveva per mesi in Veneto e lui in Germania. Così lui le ha chiesto delle foto erotiche. Paola ha acconsentito. «Non pensavo che sarebbe stata la mia rovina», ha commentato in aula. Da quel giorno lui la tartassa di continue telefonate di gelosia chiedendole dov’è e con chi è, condendo il tutto con espressioni sessualmente offensive e ingiustificate. Tanto che si fa anche mandare le foto, lato per lato (ha raccontato Paola) dei luoghi in cui si trova.
Dopo un anno e mezzo, nel febbraio 2012 le prime avvisaglie di una grave crisi. Paola vive la relazione con estremo disagio, anche perché sa che Antonio sta con un’altra donna. Vuol troncare, ma non può. «Fai come dico io o metto le tue foto in Piazza Piccola», le dice al telefono. La bombarda di telefonate ingiuriose con descrizioni erotiche fuori controllo. Infine, si passa alle botte. Percosse occasionali senza che lei si rechi mai al pronto soccorso. Per paura, perché lo ama. Ma un giorno con un pretesto la porta alla Salvarola e le mette le mani al collo premendo forte, ha raccontato lei. «Ammazzami tu prima che mi ammazzo io», gli grida e fugge.
È a questo punto che Paola lo denuncia. Seguono le indagini della polizia e ben 4 referti medici per botte e lesioni. Ma lui solo un mese dopo una sera di luglio l’aspetta fuori dalla piscina e la porta la Parco di Villa Giacobazzi per parlarle e invece la stupra a pochi metri da un gruppo di anziani, rivela lei ai giudici piangendo.
Prossima udienza il 6 giugno.
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