Asilo di Riccò: al processo il Pm chiede pene miti
Serramazzoni. Per l’accusa la struttura venne costruita su un’area verde Ma il Comune insiste e vuole da due imputati 100mila euro per danni morali
SERRAMAZZONI. La posizione dell'architetto Paolo Sorzia è stata al centro ieri della nuova udienza preliminare nell'ambito della maxi inchiesta sull'urbanistica a Serramazzoni che vede undici imputati per sei casi caldi. Com'è noto, tre di loro (William Franchini, don Franco Mislei e Sorzia appunto) hanno scelto il rito abbreviato, quindi a conclusione della fase pre-processuale vedranno già emessa una sentenza nei loro confronti, mentre per gli altri si tratterà di eventuale rinvio a giudizio e apertura di processo ordinario. Ieri si è parlato solo dell'asilo di Riccò (che vede imputati anche l'ex sindaco Luigi Ralenti e l'ex capo dell'Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi), tuttora sotto sequestro per essere stato costruito secondo l'accusa (spesa da circa 2,2 milioni per cui la Fondazione Paride Colfi ha ricevuto un contributo di circa un milione tra Provincia e Fondazione Crmo) in assenza di titolo abilitativo su un lotto classificato da Prg quale zona G2 adibita a verde pubblico. L'architetto Sorzia, in qualità di progettista e direttore dei lavori, è stato sentito per una ventina di minuti assistito dall'avvocato Luca Pastorelli, e ha respinto l'accusa di falsa asseverazione per aver garantito la piena conformità edilizio-urbanistica dell'intervento. In sostanza, per l'accusa (sostenuta dal pm Claudia Natalini e dall'avvocato Andrea Mattioli quale parte civile per il Comune) ha classificato l'area quale G1 (destinabile a servizi) anziché G2. Pastorelli ha sostenuto “che l'asseverazione è fondata, perché ciò che l'architetto rileva è la zona G, mentre la suddivisione in sottozone fa riferimento a norme indicative e non precettive”. Di diverso avviso il pm e Mattioli, secondo i quali una norma è tale e basta. Pastorelli ha anche evidenziato che «il Comune all'epoca ha fatto un grosso interesse a fare costruire l'asilo da un privato perché non avrebbe avuto le risorse interne». Da parte sua, il pm ha ribadito anche l'accusa di violazione della fascia di rispetto cimiteriale, mentre non ha insistito sul discorso della frana quiescente, perché da perizia è risultato elemento non ostativo alla costruzione con adeguati accorgimenti, e peraltro il Comune anche nel disporre una multa da 1.250.000 euro lo ha fatto in un'ottica conservativa dell'opera. Quindi sono arrivate le richieste di condanna: 4 mesi di arresto e 8mila euro di ammenda sia per Sorzia che per don Franco (come presidente della Paride Colfi), più 300 euro di multa a Sorzia per la falsa asseverazione. Pene ridotte al minimo dunque, che peraltro se comminate beneficerebbero della sospensione condizionale riducendosi a una condanna simbolica. «Ma noi vogliamo un'assoluzione perché il fatto non sussiste» ha spiegato l'avvocato Riccardo Pelliciardi, che assiste don Franco, così come Pastorelli per Sorzia. Mattioli invece per conto del Comune ha chiesto in più subito «50mila euro a testa di provvisionale quale anticipo del danno morale e di immagine inflitto all'ente pubblico che verrà successivamente quantificato in separata sede».
Si deciderà il 21 gennaio.
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