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“Io vado... Libera” La conquista di diritti raccontata ai giovani

“Io vado... Libera” La conquista di diritti raccontata ai giovani

Al S. Filippo Neri le nuove generazioni potranno scoprire come cose oggi scontate siano il frutto di dure battaglie

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A 70 anni dalla sua fondazione Udi di Modena inaugura, nella sede del San Filippo Neri, la mostra foto documentaria “Io vado.. Libera”: una narrazione visiva che, secondo gli obiettivi delle curatrici, Udi e Centro documentazione donna, intende parlare alle giovani generazioni, rappresentare l’oggi attraverso le Campagne con cui l’Udi ha fatto politica negli ultimi anni e, contemporaneamente, far emergere le tracce dei percorsi di elaborazione e pratiche politiche del passato, sperimentando un linguaggio nuovo. Coniugare fumetti, storia, immagini e documenti, è l’intuizione di questa particolare esposizione articolata in cinque sezioni.

Guide d’eccezione sono i disegni della giovane Arianna Farricella, a rappresentazione delle tante donne che hanno fatto l’associazione in epoche diverse, che, presentandosi in prima persona, raccontano la propria scelta di entrare nell’Udi e le circostanze storiche e personali in cui è avvenuta, dialogando fra loro in un continuo rimando fra passato e presente, a testimoniare la continuità e l’attualità di quelle battaglie. I box informativi sintetizzano il tema mettendo in evidenza le campagne attuali.

Il registro storico è invece lasciato a documenti, volantini, articoli di giornale e immagini, tratti da differenti archivi: Archivio centrale dell’Udi di Roma; archivi Udi di Modena e Carpi; Fondi Gina Borellini e Anna Rosa Bassoli e dalla collezione dei periodici ‘Noi donne’ depositati e consultabili al Centro documentazione donna. Si inizia seguendo il racconto dell’adolescente di oggi che apre Libera di lavorare, perciò lavoro come diritto fondamentale per conquistare indipendenza economica e autodeterminazione femminili declinate nelle lotte per la tutela della maternità, la parità retributiva e occupazionale, ma anche in servizi per l’infanzia che a Modena significarono la nascita del primo nido italiano (1969). La campagna Immagini amiche completa i pannelli scardinando le radici culturali del problema, andando ad indagare come gli stereotipi di genere si riflettano sul lavoro. La partigiana dei Gruppi di Difesa della Donna, protagonista del I Congresso a Firenze (1945) introduce Libera di partecipare: dalle azioni per il diritto di voto fino alla recente campagna 50e50 per l’alternanza uomo/donna nelle liste elettorali. La lavoratrice anni ’60 apre Libera di amare con le riflessioni su divorzio (1970), nuovo diritto di famiglia, violenza domestica (1979) e il percorso delle relative leggi, fino all’anfora della Staffetta contro la violenza sulle donne che arrivò in città nel 2008.

La quarta è una ragazza incinta, attiva nel Movimento di liberazione delle donne negli anni ’70 che in Libera nel corpo accompagna il dibattito su aborto (1978), prevenzione di gravidanze indesiderate, maternità medicalmente assistita e gestione sociale dei consultori che vedrà Modena come esempio nazionale (1979-1991).

L’ultima è una ragazza di seconda generazione che si riconosce in Udi grazie alla modifica del suo nome in Unione donne in Italia (2003), che offre al visitatore l’argomento Libera nel mondo dalle lotte per la pace fino alla valorizzazione delle differenze: dal 1998 quando già si lavorava con le donne migranti, dando vita a progetti come Le città visibili, fino alla recente adesione alla marcia delle donne e degli uomini scalzi.

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