L'arciduca Martino, Sua Altezza Reale: «La mia Modena tra arte e ricordi»
Il discendente dei Duchi estensi si racconta «Ammiro la città e il vostro spirito indomito»
MODENA. Sua Altezza Imperiale e Reale Martino d'Asburgo-Lorena, Arciduca d'Austria-Este, ci conduce in un intenso itinerario all'insegna della memoria. Nato nel 1959, terzo maschio di Roberto d'Austria-Este, è sposato con una principessa tedesca, ha quattro figli e risiede a Sartirana di Lomellina.
È agronomo. amministra, da decenni, la tenuta della madre ed è presidente dei risicoltori europei.
La sua prima visita, in forma ufficiale, a Modena, è avvenuta nel 1990. In quella occasione, ha visitato il Palazzo Ducale e si è recato a Pavullo e al Castello di Montecuccolo. Dal 1990, le sue visite nei territori dell'ex Ducato di Modena e Reggio Emilia (di cui suo fratello Lorenzo è Duca titolare) si sono susseguite, in occasione di avvenimenti culturali e manifestazioni per iniziative benefiche.
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Nel 2012, in occasione del terremoto, come presidente dei produttori europei di riso, è ritornato nella nostra provincia, con riso da donare ai terremotati. Cosa ricorda di quei giorni ?
«È stato un piccolo gesto. Non è stato niente in confronto con le sofferenze che la gente ha subito, senza alcuna colpa. Ho potuto ancora una volta apprezzare la dignità e la forza d'animo dei modenesi, che, respingendo la disperazione, si sono rimboccati le maniche e hanno lavorato alacremente. Per ritornare a vivere, lavorare e produrre. Avete un incredibile potenziale umano e professionale. Con tante eccellenze nelle arti, nell'architettura, ma anche nell'enogastronomia e in quella vocazione che ha portato Modena ad essere la capitale mondiale dei motori, con Enzo Ferrari, con la "Maserati. Create le più veloci ed anche belle automobili del mondo. Sono capolavori di tecnica, di ingegneria ma anche d'arte. Si presentano come vere e proprie sculture dell'oggi e per il domani. Sembrano avere completamente assimilato la filosofia del Movimento Futurista, che ha cercato di coniugare la velocità con l'arte, la pittura e la scultura, in particolare».
I suoi antenati, tra i loro meriti, hanno avuto quello di fare di Modena una capitale europea dell'arte, con i capolavori della "Galleria Estense" e della "Biblioteca Estense" , con Palazzi come quelli Ducali di Modena e Sassuolo. Quali, secondo lei, le eccellenze tra le eccellenze?
«Dal 1598, con il trasferimento del Ducato da Ferrara a Modena, con l'arrivo di Cesare d'Este e Modena capitale del Ducato, una costante della casata è stata rappresentata dalla volontà di creare una capitale dell'arte, ma anche con infrastrutture e servizi all'avanguardia per i modenesi. Basta pensare alle strade avveniristiche come la Via Giardini e la Via Vandelli, le famose vie di comunicazione fluviali. Ogni volta che vengo a Modena, vado ad ammirare il Palazzo Ducale, oggi sede della prestigiosa Accademia Militare. In più occasioni l'ho visitata, così come ho visitato il Palazzo Ducale di Sassuolo, la ricca "Biblioteca Estense" e la favolosa "Galleria Estense", recentemente promossa tra i venti musei-pinacoteche più belli d'Italia. Gli Este sono sempre stati grandi cultori e protettori delle arti e della cultura. Tutti tranne uno: Francesco III, che, nel 1746, vendette ben cento capolavori al Principe Elettore di Sassonia, Augusto III, capolavori che oggi si trovano a Dresda».
Cosa rappresenta Modena per lei?
«Modena è una bellissima città, ma deve essere conosciuta di più e meglio. Si può e si deve fare di più. È una città non da turismo di massa, ma, piuttosto, per viaggiatori raffinati, colti. Per un turismo di nicchia e consapevole. Va ricordato che i migliori chefs non sono in cucina o meglio sono i migliori chef perché scelgono i prodotti agricoli migliori e a Modena ci sono le eccellenze , merito soprattutto di coloro che fanno il prodotto. Tra le eccellenze, vanno ricordati l'aceto balsamico tradizionale, il parmigiano-reggiano, il vino lambrusco, ma anche le patate di Montese, la frutta rossa di Vignola e i frutti di bosco dell'Appennino. Prerogative dei modenesi la laboriosità, la creatività e la mentalità vincente, che si concretizzano nel fare poche chiacchiere e molto lavoro, rimboccandosi le maniche. Non è mai stata una grande città. Ma una bellissima città. È una piccola entità che ha fatto e fa cose straordinarie. Grazie anche ad un'altra caratteristica dei modenesi, l'elasticità mentale, quella stessa che caratterizzava gli antichi romani, una civiltà che riusciva ad assorbire-assimilare anche i barbari, i diversi, ricavando da loro il meglio che potevano offrire per consolidare l'Impero di Roma».
Tra le eccellenze di Modena, negli ultimi anni, si sta sempre più affermando il primato nell'enogastronomia. Quale il suo giudizio?
«Quasi avesse ereditato la superba lezione dello scalco di Casa d'Este, Cristoforo da Messisbugo, Modena eccelle per la cucina di nutrizione e per quella di soddisfazione. Ha nel suo DNA la cultura per la cucina , quella povera dei contadini e quella ducale, insieme. Persegue una cucina delle "rezdore", cioè delle tradizioni delle donne protagoniste, che diventa cucina d'autore. È' una cucina che nasce dalla creatività individuale unita al lavoro in èquipe, al talento, alla passione e al "sogno". È una cucina dove lo stare insieme è determinante. Essere insieme, ciascuno con il proprio carattere. Perché confrontarsi con gli altri, è sempre positivo. Quando si è individualisti, si erge un muro. Non si va avanti. Se si sta insieme, ci si confronta nel rispetto degli altri, dell'essere umano, ci si realizza di più e meglio anche come uomini».
(con la collaborazione
di Massimo Nardi)
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