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Ex Ballarini, l’inchiesta finisce nel nulla

Ex Ballarini, l’inchiesta finisce nel nulla

Arpa, dipendenti del Comune, proprietari e progettisti: tutti assolti dall’accusa di inquinamento e illeciti urbanistici

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Un gigantesco buco nell’acqua. L’inchiesta sull’ex Ballarini era cominciata male, tra ritardi nelle indagini, costose perizie che per anni nessuno ha pagato, cambi di giudici con richieste di rinvio a giudizio rimaste infinitamente nei cassetti ed altre amenità.

Ed è finita nel nulla, con una sentenza pronunciata ieri dal giudice dell’udienza preliminare, dottoressa Magno: il fatto non sussiste per i 4 imputati di Arpa, l’agenzia regionale dell’ambiente, accusati di inopportune “collusioni” con gli indagati.

Tra prescrizioni ormai conclamate e assoluzioni perché il fatto non costituisce reato ne sono usciti puliti anche tutti gli altri imputati, trascinati loro malgrado in un vortice giudiziario sul quale - da qualsiasi parte la si guardi - ci sarebbe oggi molto da disquisire.

Tanto per intendersi, a chiedere che il processo cessasse qui, dopo 7 anni di tira e molla, è stato in buona sostanza lo stesso pubblico ministero oggi titolare delle indagini, dottoressa Katia Marino, che poco alla volta ha ridimensionato e rivisto il lavoro del collega che l’aveva preceduta.

Di parti offese peraltro non c’era più traccia: William Pifferi che nel giugno del 2008 segnalò sversamenti di rifiuti di fonderia che contaminavano i pozzi, non ha più coltivato alcun percorso giudiziario.

Per parte loro, gli avvocati difensori hanno portato una gran mole di considerazioni, chiamate a smontare tante accuse pesanti, perché connesse trasversalmente con tutta la normativa ambientale, all’epoca come oggi in “divenire”: dalle norme sull’inquinamento dei suoli a quelle di tutela urbanistica.

Gli avvocati Fulvio Orlando, che difendeva i quattro dell’Arpa, il bolognese Ciliberti che difendeva il proprietario Garuti, gli altri avvocati Verena Corradini ed Enrico Aimi, che difendevano i tecnici comunali Tremosini e Munari, e gli avvocati Andrea Mattioli e Roberto Mariani, che difendevano il progettista, hanno ampiamente argomentato e condiviso la scelta del pm, che ieri ha trovato riscontro nel provvedimento del giudice.

Una pietra tombale sul sospetto del rilascio degli inquinanti stratificati nell'area della ex fonderia Ballarini a Pontenuovo, tra via Montanara e via Nievo, dove erano partiti in quel lontano 2008 i lavori per la realizzazione di un complesso immobiliare, costituito tra l'altro da 109 unità abitative e 179 box macchina, oltre al resto, oggi in buona parte abitato.

La risposta della società costituita ad hoc e denominata “Parco Degli Estensi” era stata da subito categorica: «Abbiamo tutti i titoli edilizi - disse Enrico Migarelli, coordinatore della società - Si tratta di una bufala, perché noi abbiamo tutti i documenti necessari...».

Le conclusioni del primo magistrato dell’inchiesta, Giuseppe Tibis, e dei suoi consulenti e inquirenti denunciavano la proprietà per aver omesso di segnalare l'esistenza dei rifiuti (“terre di fonderia”) e conseguentemente l'inquinamento del suolo, nell’area destinata a verde del complesso. Proprietà, esecutore dei lavori e progettista vennero poi accusati di un gigantesco abuso edilizio, per avere operato in assenza di un compiuto permesso a costruire, partendo da un altro titolo, la “dia”, insufficiente a legittimare demolizioni, ricostruzioni e cambi di destinazione d'uso “con incremento del carico urbanistico”, il tutto con la complicità di due dipendenti del Comune dell’epoca, imputati poi a loro volta di abuso d'ufficio, omissione di atti d'ufficio, omessa denuncia e falso, a maggior ragione di omissioni di atti d’ufficio per non avere fatto il necessario - si diceva allora - quando ebbero tra le mani le relazioni e le perizie geologiche che confermavano la presenza di rifiuti da trattare. Accuse altrettanto gravi per i tecnici di Arpa. Il tempo e il procedimento ci raccontano oggi una verità diversa. Opposta.

Alberto Setti

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