“Intoccabili”, perquisita anche la casa di Bonini
Prosegue l’operazione degli inquirenti dopo il ritrovamento dei soldi in pizzeria In città indignazione e paura: «Da tempo circolavano voci ma la realtà è peggio»
L’operazione Intoccabili procede con il lavoro incessante degli inquirenti, tanto che, da indiscrezioni, è emerso che, dopo le perquisizioni al bar Pin Up e alla pizzeria Civoleva, le forze dell’ordine hanno perquisito anche l’abitazione di Adamo Bonini, che insieme a Rocco Ambrisi è ornato agli arresti domiciliari. Pare anche che siano stati sequestrati strumenti informatici che saranno ispezionati per verificarne il contenuto.
Intanto in città non mancano le reazioni di indignazione ma emerge anche che tanti intuivano, che le voci erano corse. «Sono cose che si sapevano». Questo è quello che emere, sostanzialmente, dalle dichiarazioni di tanti sassolesi. Ma c’è anche paura in qualche caso.
«Ho un'attività pubblica e c'è un po' di paura nel parlare di certe cose», ha detto una signora. Chi però trova il coraggio di esporsi, parla di una situazione sulla quale giravano voci da tempo e che era solo questione di tempo prima che venisse fuori: «Era ora che venisse fuori, bisogna che si vada più a fondo!», dice una passante. «Noi ci immaginavamo che ci fosse qualcosa, ma non pensavamo che fosse qualcosa di così grande - commenta incredulo un gruppo di anziani - Queste sono cose che uno si immagina succedano nelle grandi città. Non certo a Sassuolo, che è sempre stata una cittadina laboriosa». «Si sapeva da sempre che certe persone si comportavano così, solo che fino adesso non c'erano delle prove - spiega Giuliana Scaglioni - Il clima, a Sassuolo, per la vicenda è diventato dimesso, soprattutto a livello politico. Però non mi pare che si voglia fare molto per cambiare la situazione».
«Il Comune si è costituito parte civile solo perché non poteva fare altro - commenta l'amica Carla Ferrari - e anche i cittadini si dovrebbero svegliare».
«Sono cose che hanno tirato fuori adesso, ma a grandi linee erano già note, i cognomi si sapevano - dice Claudio Macchioni - Sono vicende dalle quali si può uscire, bisogna vedere anche la politica fino a che punto è implicata». Qualcun altro non si è sentito tutelato dalla legge: secondo S.G. «se un povero lo beccano a rubare una mela lo prendono e buttano via la chiave. Se beccano un potente, invece, se la cava con poco. Dovevano prendere provvedimenti più severi».
C'è anche, però, chi è convinto dell'innocenza di Bonini: «Parlano male perché non sanno cosa è successo veramente - dicono Moreno Bisi e Maria Elena Baldelli - Il problema della malavita a Sassuolo c'è sempre stato. Conosciamo Bonini da quando ha iniziato a lavorare, gli abbiamo venduto la mozzarella dal '95, e lui ha tanti soldi sul conto corrente perché li ha guadagnati onestamente».
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