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Sant’Agostino: il Tar boccia il progetto di Modena

di Carlo Gregori
Sant’Agostino: il Tar boccia il progetto di Modena

La sentenza del Tar accoglie in toto il ricorso di Italia Nostra: «Autorizzazioni e permessi sono illegittimi». Le Torri e la copertura non si possono fare salvo nuove regole urbanistiche a Modena. Il Comune si prepara al ricorso al COnsiglio di Stato. Il neo presidente della Fondazione Cavicchioli alle prese con la prima grana.

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MODENA. Il progetto del Sant'Agostino così non va: è da rifare completamente oppure, in alternativa, vanno modificate le regole della disciplina urbanistica per far sì che possa essere realizzato in deroga. Non era valido il permesso concesso dalla Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici. E non è valido il permesso del Comune di Modena. Quanto al progetto in sé, le Torri Librarie e la copertura del Gran cortile, con le leggi attuali, non si possono fare.

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ATTESE E DELUSIONI. Il Tar dell'Emilia-Romagna ha depositato la sua attesa sentenza in risposta al ricorso di Italia Nostra. Attesa perché di fatto in questi mesi ha bloccato l’avvio del cantiere della Fondazione per la riqualificazione dell’ex-ospedale, basato sul contestato progetto del compianto architetto Gae Aulenti. Ora i tempi si allungano: il progetto è stato bocciato su tutta la linea.

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I giudici amministrativi danno di fatto ragione alle contestazioni avanzate da Giovanni Losavio di Italia Nostra, che aveva ingaggiato un’altra delle sue battaglie contro le decisioni della Giunta di Giorgio Pighi (dopo chioschi, Marzaglia, Novi Sad e ex Amcm) per una riqualificazione sostenuta a spada tratta non solo dal Comune ma anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio che ha acquisito il complesso. I lavori di inizio erano slittati da maggio a ottobre e ora potrebbero non partire proprio più: i giudici sono stati categorici. Al Comune e alla Fondazione resta la carta del ricorso al Consiglio di Stato. Un'ipotesi già ventilata sia dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli che dall'ufficio legale del Comune, in quanto il municipio è comunque convinto di avere le carte in regola.

L’AUTORIZZAZIONE. Il primo punto riguarda l'autorizzazione per l'intero progetto di riqualificazione del Complesso Sant'Agostino, che come noto comprenderà su circa 23mila mq un polo bibliotecario, un polo espositivo, un centro per la fotografia, un centro linguistico e in parte attività commerciali. Un intervento per la Fondazione (tra acquisto e realizzazione) da oltre 60 milioni di euro. Il Tar rileva che la lamentela di Italia Nostra è fondata. L’autorizzazione basilare non doveva essere rilasciata dalla Direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici.

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La legge invece prevede che a farlo sia la Soprintendenza per i Beni architettonici di Bologna (che comprende anche Modena). «Neppure è significativo che nel corso del procedimento la locale Soprintendenza abbia in ogni caso fornito la propria collaborazione ed espresso proprie valutazioni circa varie scelte progettuali», aggiungono i tre giudici. Ma la Direzione per i Beni Culturali ha emesso l'autorizzazione, timbrata 5 dicembre 2013, e questo atto secondo i giudici è illegittimo.

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IL PERMESSO COMUNALE. Il passo successivo è stato il permesso di riqualificare il Sant'Agostino rilasciato dal Comune di Modena. L'atto, spiega il Tar, contrasta da subito con la disciplina dei centri storici - come stabilito dalla legge regionale 20/2000 - perché realizzare due Torri Librarie alte più di 23 metri «occuperebbe indebitamente spazi liberi inedificabili e vincolati e allo stesso tempo altererebbe la linea di orizzonte del centro storico».

Inoltre, la copertura del Gran Cortile «manipolerebbe la trama edilizia della struttura e determinerebbe un consistente aumento della volumetria preesistente. In questo modo sarebbe disattesa la disciplina urbanistica regionale». Non solo: secondo i giudici è invece prioritaria la tutela dell'identità delle aree urbane che caratterizzano la storia di una comunità locale.

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NO TORRI E COPERTURA. «A ben vedere - aggiungono i giudici - la realizzazione delle due imponenti Torri Librarie darebbe quanto meno luogo all'occupazione di superfici rimaste finora inutilizzate, sì che la loro localizzazione si pone in conflitto con il divieto di rendere edificabili aree e spazi rimasti liberi. È anche da escludere che le Torri Librarie siano da considerare un semplice vano tecnico. Quanto al Gran Cortile, la copertura lo chiuderebbe per assorbire il suo spazio all'interno della nuova destinazione d'uso del complesso». Una scelta che fa a pugni con il divieto di aumentare le volumetrie preesistenti.

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STRUMENTI SBAGLIATI. Infine, i giudici entrano nel ginepraio degli strumenti per arrivare ad attuare il progetto per riqualificare il Sant'Agostino. Spiega il Tar che la legge regionale 20/2000 «affida al Psc l'individuazione dei casi in cui, per specifiche esigenze di interesse pubblico, è consentito derogare ai divieti generali relativi ai centro storico e assegna poi al Poc l'adozione delle prescrizioni puntuali». Dunque la revisione del Rue, senza una previsione del Psc, risulta un pezzo incompleto del percorso urbanistico «e perciò risulta inidonea a produrre effetti». Perciò vale la legge regionale.

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LA BOCCIATURA. La conclusione della sentenza è categorica. O si arriverà alla redazione di un nuovo progetto che sia compatibile con la legge regionale 20/2000 o si dovrà rivedere la disciplina pianificatoria facendo sì che sia prevista la realizzazione di opere edilizie in deroga ai criteri in vigore. «In conclusione - scrivono i giudici in modo lapidario - per quanto accertato va annullato il permesso di costruire del 26 marzo 2014». Infine una nota economicamente non irrilevante. Le spese del procedimento sono a carico di Comune e Ministero che dovranno anche rifondere il ricorrente.

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