Gazzetta di Modena

Modena

Rapito e sequestrato a Novi 40 giorni: torna nel casolare dell'incubo

di Serena Arbizzi
Rapito e sequestrato a Novi 40 giorni: torna nel casolare dell'incubo

Novi. Sergio Mosole è tornato nel casolare dove l’anonima lo segregò nel 1983 e lo tenne incarcerato per 40 giorni. Riuscì a fuggire facendo ubriacare il suo sequestratore

2 MINUTI DI LETTURA





NOVI. Lo rapirono per un sequestro a scopo estorsivo, segregandolo in fondo a via Cavone.

Un posto ameno, raggiungibile attraverso una strada sterrata, fra le campagne di Novi e Rolo. Accadeva 32 anni fa, un dramma che ha impresso una svolta alla sua esistenza.

Sergio Mosole, imprenditore di Treviso, 81 anni, ieri mattina ha organizzato un viaggio a ritroso nella memoria e nei luoghi. È ritornato a quell’indimenticabile 4 ottobre 1983, quando quattro banditi dell’ “anonima sequestri” fanno irruzione nella sua villa di Saletto di Breda.

Prima chiedono soldi e gioielli simulando una rapina, poi colpiscono Mosole alla testa e lo portano fin nel casolare di via Cavone. L’imprenditore, a capo di un impero industriale nel settore della ghiaia, riesce a liberarsi 40 giorni dopo facendo ubriacare il suo carceriere con il liquore “Millefiori”. E proprio ieri, accompagnato da decine di amici e parenti, ha interpretato il pellegrinaggio, in quel casolare, ora diroccato per via del terremoto e dell’abbandono.

«Giorni da incubo – ricorda Mosole mentre varca la soglia di quella che fu la sua prigione – ritornare qui mi agita, ma per fortuna sono circondato da tanti amici che sono partecipi con me della terribile esperienza che ho vissuto. In quei giorni di angoscia mi ripetevo mille volte al giorno che dovevo tornare a casa dalla mia famiglia e, per loro, dovevo pensare positivo, senza lasciarmi andare a presagire il peggio. Così, ho cercato di ingegnarmi e di recuperare le nozioni che avevo imparato da bambino: per esempio, il cane da guardia al cascinale abbaiava in un certo modo quando c’era qualcuno nelle vicinanze. Oppure, quando sentivo l’eco di un fucile, stavo attento ad intuire se mi trovavo in campagna oppure in collina. Fino a quando non ho avuto sufficienti elementi per meditare un piano di fuga. Avevo imparato ad aprire il lucchetto con la forchetta con cui mangiavo e mi tenevo pronto perché qualcosa mi diceva che di lì a poco mi avrebbero portato altrove, forse per sempre... Quella sera giocai a carte col mio carceriere: gli feci bere parecchi bicchierini di Millefiori. Sprofondò nel sonno, mi facilitò la fuga».

Ieri due pullman sono partiti da Saletto alla volta di via Cavone. «Dopo la visita alla cascina, questa è anche occasione per visitare questo territorio e fare conoscere ai miei amici le eccellenze tipiche della zona che io apprezzo tanto – conclude l’imprenditore – a partire dall’aceto balsamico».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google