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Quando un clic cattura... la musica. La storia di Francesco Boni

di Laura Solieri
Quando un clic cattura... la musica. La storia di Francesco Boni

Una Foto Una Storia ci porta alla scoperta di Francesco Boni, che racconta la passione per la fotografia, dallo studio a Instagram

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FORMIGINE "Mi sono dato il compito di cercare un'ora al giorno in cui provo a non fare niente di produttivo. Passeggio, leggo, chiacchiero. E' sempre molto dura trovare tempo da sprecare, ma è un ottimo rimedio per lo stress e la creatività". Francesco Boni, classe 1979, di Casinalbo, da due anni ha aperto un'attività come fotografo e "mi sento ancora molto in divenire. In attesa di capire quale sia la mia strada, fotografo tutto quello che si muove e anche tutto quello che sta fermo, ho cominciato facendo matrimoni e still-life in studio e "rimbalzo" tra questi due generi, che vedo abbastanza complementari. Ho bisogno di varietà e sono contento di alternare periodi in cui cerco di cogliere l'attimo a periodi in cui me ne sto chiuso in studio a gestire luci e ombre. Nel tempo libero sono un musicista fallito, quindi pur di stare vicino al mondo della musica fotografo concerti in vari locali modenesi come La Tenda e l'Off. Mi trovo più a mio agio schiacciando l'unico bottone della macchina fotografica anziché gestire sei corde, e sto ugualmente vicino al palco. Poi cerco di fare qualcosa di nuovo che non c'entra niente con il mio lavoro: corsi di ceramica raku, autoproduzione di cibi e lampade, viaggio ogni volta che posso e leggo tanto".

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Per Francesco la fotografia rappresenta un modo per entrare in contatto con le persone ed essere partecipe della loro vita, per mettere l'accento su qualcosa che merita e raccontare una storia o anche solo un'atmosfera. "Dipende molto anche dal mezzo che uso: la reflex è per le storie un po' più strutturate come i matrimoni, mentre il cellulare e Instagram sono il mio taccuino visivo in cui cerco di trovare un po' di straordinario nel quotidiano. Ho una formazione di tipo tecnico e ho sempre sentito il bisogno di compensarla dal punto di vista umanistico/artistico. Sono passato attraverso la musica, la matita e la penna, ho un blog su cui non sono molto costante ma scrivere mi aiuta tantissimo a "svolgere" pensieri ed emozioni. Dare una forma su carta al proprio mondo interiore e dare un nome alle emozioni è molto diverso che viverlo solamente nella propria pancia. La fotografia è un'ulteriore passo in questa direzione, soprattutto in questo periodo storico in cui la nostra attenzione è abituata a gestire pensieri brevi, tweet. Se non avessi cominciato a scrivere forse non avrei mai cominciato a fotografare".

C'è una foto a cui Francesco è particolarmente legato "che ha scattato mio papà, avevo qualche mese e sono faccia a faccia con il mio bisnonno. Tra le mie foto non ne ho una preferita, ne ho qualcuna a cui sono legati ricordi e che funzionano come le madeleine di Proust, ma non sono tanto gli ingredienti della foto in sé quanto quelli che ci metto io con la mia memoria a renderle care.

Da "tecnico" - conclude Francesco - sono sempre stato curioso di sapere come funzionano le cose, come sia possibile emozionare qualcuno suonando un pezzo di legno e di ferro, o guardando un pezzo di carta. E' un potere che mi affascina ed è anche una bella filosofia di vita, perché bisogna avere uno sguardo molto critico sulle cose per tenere solo la parte più significativa e trattare da sfondo tutto il resto. Per alcuni è una dote innata, nel mio caso sarebbe rimasto tutto nella mia testa se non fossi vissuto in un ambiente stimolante, dove è facile trovare quello che si cerca, quindi devo dire grazie a Modena".

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