Aemilia, i Comuni evitano di costituirsi parte civile
Nell’ordinanza del gup si precisa che potevano farlo anche per i danni ambientali Invece c’è solo Finale, ammesso anche se il giudice rileva “evidenti refusi”
Gli enti territoriali ove è insediata o ha operato l’associazione a delinquere hanno «per ciò stesso titolo alla costituzione di parte civile, quanto meno per il danno che la presenza dell’associazione a delinquere arreca all’immagine della città, al mantenimento dell’identità storica e culturale che una specifica realtà territoriale è stata in grado di esprimere nel tempo...».
«Con riferimento ai reati ambientali... soggetti terzi rispetto allo Stato (privati, enti territoriali, associazioni ecologiste) possono lamentare la lesione di diritti diversi ed ulteriori dal danno ambientale propriamente inteso... quando lamentino di avere subito un ordinario danno patrimoniale o non patrimoniale patito a causa del degrado ambientale».
Sono le parole che il giudice dell’udienza preliminare, dottoressa Francesca Zavaglia, ha fatto proprie per ammettere o meno enti ed associazioni quali parti civili nel processo Aemilia, la cui udienza preliminare è in corso a Bologna. Dove, si ricorderà, ci sono 236 imputati a vario titolo (associazione mafiosa, concorso esterno, aver favorito...) di ’Ndrangheta all’emiliana, quella senza le lupare ma con opportune relazioni imprenditoriali ed istituzionali, e i suoi dintorni.
Nei giorni scorsi tutti si sono scagliati contro il ministero del Lavoro che non si è costituito parte civile (sono però costituiti la Presidenza del consiglio e altri ministeri). Ma nessuno si è accorto che i Comuni della Bassa non si sono costiuiti parte civile. ad eccezione del Comune di Finale, con il suo sindaco Fernando Ferioli. Già, proprio quello sotto pressione permanente per il caso Bianchini-Gerrini e sub judice governativo per la richiesta di scioglimento per collusioni, infiltrazioni e “diffuse illegalità” varie.
Nell’ordinanza del giudice, se c’era bisogno di questo, non c’è traccia degli altri Comuni. Nei quali pure operava l’alleanza Bianchini-Bolognino, e dove pure i danni ambientali non sono certo mancati. Parliamo dell’ amianto sparpagliato un po’ ovunque sotto nuove scuole, centri commerciali, fabbriche, strade..., con costi spaventosi di smaltimento all’epoca delle scoperte. E anche di recente, quando - per capirsi - nella paralisi di fatto che durava da tre anni è stato l’amministratore giudiziario a farsi carico dello smaltimento delle centinaia di sacchi contaminati presso il campo di San Biagio. L’ “associazione” operava in quei Comuni, il danno ambientale c’è stato, costi ci sono stati e ci saranno, visto che a San Felice c’è ad esempio la famosa montagna all’amianto, che prima Bianchini - una volta scoperto - e poi anche altri volevano seppellire sotto il famoso sarcofago di cemento. Indimenticabili in merito le intercettazioni tra Bianchini, il suo consulente e il dirigente di Arpa, o il progetto in stato avanzato che era al vaglio di Comune e Provincia, prima del coinvolgimento della seconda ditta della famiglia Bianchini, la Dueaenne.
Niente, nè questo nè altri Comuni hanno pensato di essere presenti in concreto al processo Aemilia. Lo potevano fare, a leggere il giudice, e ne avevano ben donde. Tanto che la stessa dott. Zavaglia ammette la costituzione di parte civile del Comune di Finale e della Provincia di Modena (sì, quella abolita...) nonostante gli atti contenessero palesi goffaggini (il gup parla di “evidenti refusi”). Una omissione? Una dimenticanza cui si porrà riparo dicendo che tanto è costituita la Regione? O la Provincia? Una scelta, ponderata, deliberata? Politica? Relazionale, visti i pregressi, storici e noti rapporti tra l’impresa Bianchini e le realtà locali? Domande inutili. Per il gup infatti, in questa fase, il tempo è scaduto.
Alberto Setti
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