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Il campione di pallavolo Ngapeth: «Sono io il pirata della strada»

di Francesco Dondi
Il campione di pallavolo Ngapeth: «Sono io il pirata della strada»

Si è costituito in Procura dopo quattro giorni dall’incidente notturno in cui aveva travolto tre pedoni La Dhl Modena Volley lo sospende dall’attività. Il pm Mazzei apre un’inchiesta per ricostruire i fatti

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Quattro giorni, tanti ne sono serviti a Earvin Ngapeth, il fuoriclasse del Modena Volley, per decidere di presentarsi in procura e autodenunciarsi. È lui il pirata della strada che venerdì, all’alba, ha travolto con la sua Golf Volswagen nera, Riccardo Ferrarini, Enrico Lusetti e Davide Maccagnani, i tre amici di Reggio, appena usciti dal locale Frozen. Quella notte Ngapeth - appena tornato in città dalla trasferta di Coppa a Lubiana, dopo un viaggio di cinque ore su una vettura con membri del club - non si era fermato, allontanandosi senza prestare alcun soccorso nonostante l’impatto violento (Ferrarini è ancora ricoverato in prognosi riservata) e il rischio di essere notato da alcuni testimoni.

Ebbene, ieri mattina, il pallavolista si è presentato in procura, a Modena, aggirando il comando della polizia municipale, che stava indagando sull’accaduto. Accompagnato dal proprio avvocato, il legame geminiano Andrea Mattioli e il direttore generale Andrea Sartoretti, Ngapeth ha chiesto di parlare con il magistrato di turno. Il pm Pasquale Mazzei ha così raccolto la testimonianza e aperto un fascicolo. Per ora - ma è una pura formalità - lo schiacciatore della Dhl Modena non è ancora inscritto sul registro degli indagati; lo sarà a breve e le accuse andranno dall’omissione di soccorso fino alle lesioni gravissime. Mazzei dovrà acquisire gli atti finora raccolti dalla polizia municipale, che aveva addirittura lanciato un appello ad eventuali testimoni per risalire all’identità del conducente dello Volkswagen. Va comunque detto che gli agenti del comando di via Galilei erano già piuttosto avanti negli accertamenti. Sul luogo dell’incidente, infatti, avevano raccolto lo specchietto rotto della vettura guidata da Ngapeth. Le nuove norme prevedono che ogni accessorio delle auto abbia un codice identificativo che può permettere, in tempi celeri, di risalire all’intestatario del mezzo. Ed era proprio quella la strada intrapresa dai vigili.

Ma il magistrato, con eventualmente anche la disponibilità del giocatore, dovrà ricostruire anche i motivi della lunga attesa prima del pentimento e le circostanze, che finora non sono ancora emerse. C’erano forse altri amici con lui? Davvero era Ngapeth alla guida? C’è un motivo per cui ha deciso di fuggire e di costituirsi soltanto quattro giorni dopo e successivamente ad un viaggio in Francia, autorizzato dalla società per motivi familiari?

Il giocatore intanto fa ammenda, affidandosi ad un comunicato diffuso dalla Dhl Modena Volley con il quale stava trattando il rinnovo del contratto per i prossimi cinque anni e dove è stato spesso coccolato proprio per prevenirne l’irruenza già palesata in altre vincede extra-sportive.

«Sono sconvolto e dispiaciuto per quanto ho causato a Riccardo Ferrarini, Enrico Lusetti e Davide Maccagnani nell’incidente avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì scorso in Via Argiolas - si legge in una nota firmata da Earvin Ngapeth - Ho deciso di presentarmi davanti alla procura di Modena per assumermi le mie responsabilità. Chiedo scusa alle persone coinvolte, ai loro famigliari, alla Società, ai miei compagni di squadra, agli sponsor e ai tifosi per il mio comportamento. Spero che possano riprendersi presto, mi dispiace moltissimo».

A stretto giro di vite è arrivata anche la presa di posizione della Dhl Modena Volley. Poche righe da bastone e carota, in cui si decide di sospendere il giocatore (“Modena Volley ha ritenuto giusto sospendere temporaneamente il giocatore dall’attività agonistica”), condividendo e plaudendo anche la sua strategia di costituirsi, senza però fare un minimo cenno al pentimento tardivo (“Il fatto che Earvin NGapeth si sia assunto le proprie responsabilità è un elemento che riteniamo fondamentale per la nostra Società, perché è coerente con i valori che sono alla base della squadra e dello sport”).

Una sanzione sportiva quindi c’è, quanto durerà è ancora prematuro dirlo anche alla luce del fatto che i tempi della giustizia penale non coincidono con quelli dello sport ad alto livello. Ma soprattutto Ngapeth rischia grosso dal punto di vista penale anche se essendosi costituito viene meno l’eventuale esigenza cautelare (l’arresto) per il pericolo di fuga: l’articolo 189 del codice della strada, infatti, disciplina le modalità di comportamento in caso di incidente. Il fuoriclasse francese ha omesso di fermarsi a soccorrere i tre feriti e per questo la pena massima prevista comporta la reclusione da tre mesi a tre anni. Arriverà invece la sospensione della patente di guida da uno a tre anni. Dettagli tecnici da valutare in futuro, appena il magistrato definirà i contorti procedurali dell’incidente.

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