Modena: la denuncia fu fatta troppo tardi, dopo 5 anni l'allenatore Stefano Cuoghi è prosciolto
La denuncia per truffa contro di lui era stata presentata cinque anni fa dalla presunta vittima oltre i limiti di legge (per poche settimane). Il giudice ha così emesso una sentenza di "non luogo a procedere" contro l'allenatore di calcio Stefano Cuoghi. In cinque anni nessuno aveva considerato l'ipotesi dei termini di legge scaduti. Cuoghi era accusato di aver preso 22mila euro per un investimento che poi non c'era stato. Ma lui in aula si è difeso dicendo che era solo un prestito tra amici che non ha potuto onorare se non in parte
MODENA. In cinque anni nessuno dei magistrati che si erano occupati di lui si era accorto che la denuncia nella quale era accusato di truffa era stata presentata oltre i termini di legge. Ieri durante l’arringa il suo difensore ha ricordato questo dettaglio fondamentale e il giudice ne ha preso atto arrivando a sentenziare il suo proscioglimento.
Per l’allenatore di calcio Stefano Cuoghi, modenese residente a Viareggio, è arrivata così una sentenza di “non luogo a procedere” che annulla la portata di un processo durato un anno con tanto di testimonianze. Compresa la sua.
È l’effetto dell’asso giocato dal suo difensore, l’avvocato Flavia Sandoni, che alla precedente udienza tra una domanda e l’altra aveva chiesto alla parte civile - un ex amico di Cuoghi - quando ha capito che i 22mila euro non li avrebbe riavuti indietro. La presunta vittima ha risposto che lo sapeva dal marzo 2010. Ma la denuncia è stata presentata nel novembre 2010. Quindi oltre i 90 giorni previsti dalla legge. E al momento dell’arringa, dopo che la pubblica accusa aveva chiesto una condanna, all’avvocato Sandoni è bastato ricordare quella testimonianza che metteva un preciso paletto cronologico per far saltare tutto il processo. In subordine la difesa aveva chiesto l’assoluzione, ma il giudice non ha neppure potuto valutare il peso delle testimonianze e delle prove racccolte intorno ai quei 22mila euro mai restituiti.
La parte civile, assistita dall’avvocato Barbara Tassi, ora inizierà una causa civile per risarcimento.
In ogni caso proprio ieri mattina Cuoghi aveva raccontato la sua versione dei fatti, più semplice e diversa di quella finora sostenuta dalla presunta vittima. L’allenatore di calcio ha detto al giudice Cristina Bellentani di aver ricevuto quella somma ma non si trattava di un investimento, come sostenuto dalla presunta vittima, bensì come prestito da quello che allora era un suo amico.
E che quando l’amico gli ha chiesto al restituzione, in parte lo ha rimborsato ma poi ha capito che non ci sarebbe riuscito perché non aveva più denaro. Cuoghi ha ribadito di essere in buona fede.
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