Bancarotta con il crac? Assolti
Erano acccusati 2 industriali di un marchio tessile fallito 9 anni fa
A nove anni dal fallimento, ieri il giudice delle udienze preliminari Andrea Romito ha messo fine con una doppia assoluzione a un’accusa di bancarotta fraudolenta che vedeva imputati due industriali carpigiani all’epoca a capo di un’importante marchio storico del tessile poi finito a gambe all’aria. I due imprenditori, assistiti dall’avvocato Heinrich Stove, sono riusciti a dimostrare che non ci fu alcuna bancarotta per distrazione di denaro, seppure atipica, dietro il fallimento del complesso tessile, avvenuto un anno prima della crisi mondiale.
L’azienda era infatti stata completamente ristrutturata a livello gestionale solo due anni prima, nel 2004, con un piano aziendale piuttosto ardito che anticipava una scelta di delocalizzazione fatta poi da tanti imprenditori carpigiani del ramo: spostare tutto l’asset della produzione nell’Est Europa tenendo sede, holding finanziaria e know how a Carpi.
Ma il piano non funzionò e solo due anni dopo arrivò il crac. Dopo la dichiarazione di fallimento, il curatore nominato dal tribunale ravvisò gravi illeciti che affioravano nella contabilità e la divisione i due società avrebbe provocato operazioni sproporzionate. Per cui si contestò ai due imprenditori di aver agito in modo tale da impoverirle. Secondo una consulenza però l’operazione di ristrutturazione aziendale che passava da volumi di alcuni milioni a una chiusura finale di 200mila euro era frutto non di distrazioni ma di uno “sgonfiamento” del capitale dovuto proprio al cattivo andamento che poco dopo portò al crac.
Carlo Gregori
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