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DAL MARITO

Serramazzoni, frustata, violentata e segregata in casa

di Alberto Setti
Serramazzoni, frustata, violentata e segregata in casa

Sconcertante inchiesta della Procura a Serramazzoni: vittima una ventenne ora sotto protezione, il marito ai domiciliari

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SERRAMAZZONI. Frustata, segregata in casa e costretta a rapporti sessuali con la violenza. Come una schiava.

È una storia d’altri tempi - dire da medioevo non renderebbe l’idea - quella ricostruita sabato in tribunale, nel corso di una udienza di convalida richiesta dal sostituto procuratore Marco Imperato al giudice Eleonora De Marco.

Una storia che ha come sfondo Serramazzoni, ma che si è consumata tra marito e moglie, tra i quali, per di più, c’è di mezzo un figlio di due anni.

Lui ha 35 anni ed è un immigrato dal Marocco, conosciuto in paese perchè per anni ha vissuto in paese come clandestino e da tempo ha ottenuto la regolarizzazione. Oggi fa l’operaio agricolo in una azienda zootecnica del territorio.

Lei ha una ventina d’anni. Al giudice ha in sostanza ribadito quanto denunciato ai carabinieri di Serramazzoni, ai quali sembra sia riuscita a rivolgersi approfittando dell’assenza del marito da casa. E, probabilmente, su consiglio di qualche persona amica.

Ovvero che quel matrimonio con il connazionale 35enne non lo aveva in effetti mai voluto, ma era stato deciso dalle rispettive famiglie, come costuma ancora in certi continenti, con estremi che rasentano fattispecie di condizioni oggi abolite. La 20enne convinta dalla prospettiva di una vita diversa e da un riscatto in Italia era stata così sposata e portata a Serramazzoni.

Dove è presto rimasta incinta, partorendo un bimbo che oggi ha due anni.

Una vita anonima, nell’ombra, fino allo squarcio che il procedimento penale istruito dalla Procura ha aperto in quel quadro oscuro e inquietante.

«Mio marito mi frusta, abusa di me, maltratta me e il mio bambino», ha in sostanza dichiarato fin dalla prima volta, in lacrime, disperata.

È toccato ai militari della stazione carabinieri svolgere i primi accertamenti. È sabato in tribunale è emerso che la donna portava ancora i segni di quelle frustate. Segni e cicatrici inequivocabili sulla schiena.

Provocati, ha spiegato il procuratore in udienza, con un cavo elettrico del diametro di un centimetro, che i militari hanno anche individuato e sequestrato, mettendolo a disposizione della magistratura per gli approfondimenti.

L’uomo, difeso dall’avvocato Riccardo Caricati, ha ammesso quelle frustate, parlando di un solo episodio e negando tutte le altre imputazioni.

Lo avevano prelevato a casa gli stessi carabinieri, su disposizione del Pm, sdottando la nuova misura prevista dall’articolo 384 bis del codice di procedura penale, ovvero l’allontanamento immediato dalla casa familiare al sussistere di gravi ragioni.

Il giudice, rilevando che non ci fosse stato un intervento in flagranza, richiesto dal nuovo articolo, ha ritenuto di non convalidare quella misura.

Ma alla luce dell’inquietante racconto della donna e dei primi riscontri investigativi, ha applicato al 35enne una più grave misura cautelare, gli arresti domiciliari. E ha formalizzato le accuse gravissime: violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali.

Tanto è bastato per disporre che il marocchino debba risiedere presso l’abitazione di un conoscente. È rimasto a Serramazzoni, ma ora vive in una casa a debita distanza dalla abitazione dove si sono consumate le violenze.

La donna e il bambino ora sono sotto protezione. Vivono momentaneamente in una struttura ricettiva dove altre persone si prendono cura di loro. La donna ha scelto di non abbandonare il frignano.

Almeno in attesa dei nuovi accertamenti, che dovranno chiarire nei limiti del possibile i particolari di questa storia triste. Per lei e per il bambino.

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