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Modena. Ngapeth: «Ero da solo in auto» L’investito: «Chiami e si scusi»

Modena. Ngapeth: «Ero da solo in auto» L’investito: «Chiami e si scusi»

Enrico Lusetti, uno dei tre travolti: «La vera buona notizia è che adesso il mio amico è migliorato Quel campione è un leone in campo, nel fuggire un coniglio: non si nasconda dietro a un comunicato»

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MODENA. Nella confessione fornita al magistrato Pasquale Mazzei, il campione di volley Ngapeth ha detto di essere stato al Frozen dopo il rientro da Lubiana - dove aveva giocato una partita di Coppa - su una vettura della società e in compagnia di alcuni dirigenti della Dhl Modena Volley. All’uscita dalla discoteca, lo schiacciatore francese sarebbe salito sulla Golf da solo e non si sarebbe accorto dei tre pedoni che poi ha travolto pensando di aver centrato un cordolo.

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«La vera notizia positiva? Il fatto che il mio amico è migliorato, dalla Rianimazione l’hanno messo in reparto. Questo è quello che importa. Ngapeth? Viene comunque in secondo piano come “notizia”». Parla da giornalista consumato Enrico Lusetti, bancario, arbitro di calcio Csi, giornalista e opinionista televisivo che si occupa soprattutto di sport. Dopo aver rischiato la vita assieme agli altri suoi due amici lungo via Argiolas per essere stato travolto dall’auto, la ormai famosa Volkswagen nera vista scappare a gran velocità dopo l’impatto, adesso il 41enne è a riposo, con la testa fasciata per i sette punti di sutura «Ma a riposo soprattutto per alcune costole incrinate - dice- che mi stanno facendo impazzire. Avevo anche un piede gonfissimo, ora sta meglio. Le botte piano piano sono venute fuori e stanno scemando. Posso dire di essere stato fortunato».

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Poi dopo la parentesi sulle sue condizioni fisiche, torna “sul pezzo”. A dire la verità non ci contavo più, non immaginavo che dopo parecchi giorni qualcuno si facesse vivo, uscisse allo scoperto per questo per me è stata una sorpresa.

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Le indagini infatti proseguivano, i vigili avevano anche lanciato un appello, insomma, se doveva succedere qualcosa allora sarebbe successo, non stavo lì a fremere nell’attesa insomma A questa persona posso solo dire di non nascondersi dietro a un comunicato ma di farsi vivo. In campo è un leone, lo conosciamo tutti e nessuno mette in discussione i suoi meriti sportivi, ma giovedì scorso si è comportato da coniglio.

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E demandare a solo un comunicato stampa la sua ammissione di colpa quando hai rischiato di uccidere tre persone mi sembra un po’ da codardi. Ora avrebbe l’occasione per dimostrare il contrario. Basta che si faccia vivo, lui sa dove siamo, e di certo noi non scappiamo. Anche per un caffè, per chieder scusa a parole, di faccia. Ora io non so quanto la sua decisione, comunque giusta, sia il frutto di un ripensamento, di una scelta dettata dalla coscienza oppure indotta, dettata da consigli che gli sono stati dati, comunque sia ora è venuto tutto alla luce. Manca questo passaggio finale, avere il coraggio di incontrarci e di chiederci scusa personalmente.

«Ora la vicenda per Ngapeth andrà avanti penalmente, la giustizia farà il suo percorso. Noi ci rivolgeremo ad un avocato, ci tuteleremo. Perché è stata un’esperienza terribile. Siamo stati travolti come birilli. Di rimbalzo siamo stati catapultati in un fossato. Ricordo solo la faccia piena di fango di Riccardo Ferrarini che mi dice una frase tipo “che botta che abbiamo preso, ci ha presi proprio per bene..” e poi in mente mi sono rimaste altre immagini in ospedale, il sangue, le bende, le luci del pronto soccorso.

Stefano Totaro

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