Tessile, bene l’export ma solo per pochi marchi
L’amministrazione municipale vuole rilanciare il settore con il Polo dei creativi all’interno dell’ex Polisportiva Pietri. Sempre in grave difficoltà la subfornitura
Le imprese attive a Carpi sono 7.203, in leggero calo rispetto alla fine del 2013 (-0,6%). Lo riporta il Documento unico di programmazione 2016 che riporta, per capitoli, i vari ambiti di intervento del Comune, a seconda delle priorità del territorio. E tra queste priorità appare proprio il distretto del tessile abbigliamento, che Palazzo Scacchetti vuole rilanciare tramite il Polo della creatività alla Polisportiva Dorando Pietri. Dopo il recupero avvenuto nel 2010 e 2011, il fatturato delle imprese finali del distretto diminuisce, raggiungendo nel 2013 uno dei livelli più bassi dall’inizio della crisi, solo di poco superiore a quello del 2009. Nel 2014 si rileva, invece, un recupero, con una crescita del +3,1%, che riporta il valore (1.446 milioni di euro a prezzi correnti) vicino ai livelli 2010, sebbene inferiore al picco massimo raggiunto nel 2008.
La dinamica del fatturato del distretto è determinata da tendenze molto differenziate. Soltanto un nucleo molto ristretto di imprese finali riesce ad aumentare il proprio fatturato nel periodo 2010- 2013 (il 18,6% del totale), e, in termini di valore, sono soltanto alcune imprese di maggiori dimensioni con marchi ad elevata visibilità a crescere significativamente, tanto da bilanciare la consistente diminuzione del fatturato avvenuta nelle altre imprese finali. In relazione a queste tendenze, il grado di concentrazione della produzione nel distretto aumenta ulteriormente, con un incremento significativo del peso delle principali imprese sul valore complessivo del fatturato dell’area. L’evoluzione del fatturato vede un incremento dell’incidenza delle vendite estere (pari al 35,9%), frutto di una dinamica delle esportazioni migliore rispetto alla flessione subita dalle vendite sul mercato interno. Le imprese che diminuiscono maggiormente sono quelle che operano in subfornitura, mentre il numero di imprese finali mantiene una sostanziale stabilità. Nell’analisi dell’andamento delle imprese non si può trascurare l’evento sismico del maggio 2012: sulla base delle dichiarazioni delle imprese il 26% ha subito danni e sostenuto costi per il ripristino degli edifici, l’adeguamento antisismico, la delocalizzazione, ecc.; e, in particolare, il 35,8% delle imprese finali (97 imprese) e il 22,1% delle imprese di subfornitura (144 imprese). Le perdite sul fatturato stimate dalle imprese finali ammontano nel complesso a circa 20 milioni di euro, nel 2012, equivalenti al -7,8% del fatturato delle imprese che hanno subito una contrazione dell’attività. Le imprese di subfornitura, in grado di fornire questo dato, indicano, invece, una perdita totale di circa 10 milioni di euro, pari al -17,6% del fatturato delle imprese colpite.
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