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Anna Molinari da Carpi, regina delle rose che porta nel mondo la femminilità emiliana

Maria Vittoria Melchioni
Anna Molinari da Carpi, regina delle rose che porta nel mondo la femminilità emiliana

Blumarine, il brand cult delle celebrità internazionali che ha da sempre la mente e il cuore nel centro di CarpiCarpi, la mia terra che non lascerei per nulla al mondo. La stilista racconta gli esordi di Blumarine e il legame indissolubile con la sua città

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CARPI. Central Park a New York, le Tuileries a Parigi, gli higashi di Tokyo, i giardini di Kensington a Londra. Meravigliosi parchi nei quali Anna Molinari ama passeggiare durante i suoi viaggi di lavoro, per ritrovare il contatto con la natura che tanto ama. Ma nessun parco curato, nessun giardino da dipinto avrà mai il valore evocativo di quello dell’antica villa in via Spallanzani a Carpi, dove una giovanissima Anna conobbe l’amore della sua vita: Gianpaolo Tarabini Castellani.

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«Ero in compagnia di mamma e papà, stavamo andando ad una festa, quando attraversando il giardino mi ritrovai davanti un ragazzo splendido - ricorda la stilista di Blumarine - rimasi immobile e immediatamente pensai: “Sarà lui mio marito”». Profezia che da lì a pochi anni si tramutò in realtà, dando vita ad una delle più belle storie d’amore e ad uno dei più solidi e riusciti sodalizi del fashion system.
«Nonostante la nostra giovane età e gli inviti alla prudenza dei nostri genitori - prosegue la stilista - ci siamo sposati, a Carpi, con un bellissimo ricevimento all’hotel Touring che era già di proprietà della mia famiglia». Amore e business che sono rimasti indissolubilmente legati alla città di Carpi, porto di quiete e nido protettivo della vulcanica designer.


«Non c’è angolo del mondo che io non abbia visitato - racconta Anna - ma non c’è luogo che ami più della mia città. Pur potendo permettermelo, non sceglierei di vivere da nessun’altra parte. Non potrei mai resistere lontano dalla mia terra. È qui che si sono svolti gli eventi più importanti della mia vita, è qui che ho creato e mantenuto il quartier generale di Blumarine ed è qui che sicuramente succederanno ancora tante belle cose».

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Una fusione di anime quella tra la stilista e Carpi e tra Carpi e Blumarine che si riflette nel quotidiano della designer.
Milano è la capitale della moda italiana. Cos’ha Carpi in più da averla fatta propendere per restare in Emilia?
«È semplicemente la mia città. La vivo a 360°, perché la nostra è una terra geniale sotto tantissimi punti di vista, che non ha nulla da invidiare ad altri luoghi con nomi più altisonanti. Strategicamente siamo posizionati nel cuore della pianura padana, a poco più di un’ora da Milano, a due ore e mezza di treno da Roma, ad un soffio da Firenze. Abbiamo aeroporti internazionali che mi permettono di spostarmi in modo pratico senza rinunciare al piacere di vivere a casa mia. Noi emiliani siamo un popolo di creativi, di comunicatori, di artisti e amiamo vivere la vita ad un ritmo che ci permette di godere di tutte le cose meravigliose che creiamo. Siano esse un ottimo vino, una prelibatezza gastronomica, una supercar o un abito da sogno».
 

Come si svolge una sua giornata tipo a Carpi?

«Appena sveglia do uno sguardo dalla finestra al mio amato giardino per godermi le mie rose quando ci sono. Mentre mi preparo, sfoglio i quotidiani sull’ipad per informarmi subito su quanto è successo nel mondo. È una cosa che faccio anche quando sono all’estero e la Gazzetta non manca mai perché voglio sapere cos’è successo “a casa”. Esco e vado a fare colazione. Nel tragitto incontro sempre tante persone che mi salutano con affetto e scambiano due parole con me anche se non ci conosciamo, ma è come se fossimo amici. Alcuni giorni fa mi ha fermato una ragazza che si era sposata da poco e mi ha voluto far vedere sul telefonino la foto del suo abito griffato Blumarine e mi ha ringraziato per aver realizzato il vestito dei suoi sogni. Questa cosa mi ha molto emozionata. Poi vado in ufficio, che è ancora nella sede storica fondata da me e Gianpaolo, a due passi dal centro. A pranzo solitamente vado a “La Bottiglieria” il ristorante del nostro Hotel Touring che serve ottimi piatti della nostra cucina tradizionale con un twist moderno. Mi piace tanto fare le foto con il telefono quando sono in giro per il mondo e mangio in ristoranti particolari, lo stesso faccio quando sono “dai miei ragazzi” perché le loro creazioni meritano di essere condivise e conosciute da tanta gente. Poi ritorno in ufficio e se gli appuntamenti me lo permettono, a tardo pomeriggio mi concedo un aperitivo con le mie amiche. C’è una cosa però che faccio solo a Carpi e a Forte dei Marmi, l’altra città che occupa parte del mio cuore: andare in bici. Mi sembra di tornare bambina ogni volta che salgo in sella e ripercorro le strade che facevo con mia sorella gemella Licia mentre andavamo a scuola. Sono sempre stata molto vispa da bambina, ma mi applicavo poco. Licia invece era più brava e studiosa di me. Io scrivevo poesie e disegnavo, lei imparava meticolosamente la lezione che poi da amata sorella mi ripeteva durante il tragitto e che io memorizzavo all’istante riuscendo sempre a farla franca durante le interrogazioni alle quali mia sorella assisteva con grande ansia per me. La mia intraprendenza si faceva già notare all’ora».

Carpi e Blumarine. Un binomio inscindibile negli anni. Ha mai avuto il pensiero di spostare l’azienda altrove?

«Mai. Assolutamente. Neanche nei momenti più bui come il recente terremoto che ci ha colpiti. Questa è l’azienda che è nata dall’amore mio e di Gianpaolo. Un’eredità creativa di mia mamma Odette che iniziò a confezionare maglie nel gazebo del nostro giardino. Piacquero così tanto che con papà diedero vita ad un maglificio, un luogo magico per me, dove disegnavo gli abiti per le mie bambole. Mia mamma si è accorta subito che avevo gusto e talento e ha molto assecondato questa mia indole. In seguito io e mio marito ci siamo messi in proprio, un po’ sfidando il volere di mio papà, ma io sono molto determinata e i risultati sono ancora sotto gli occhi di tutti e su tutte le riviste di moda più prestigiose del mondo. In più ho un legame stretto con tutte le mie maestranze. Quando qualcuno di loro va in pensione, dopo mesi me lo ritrovo sotto le finestre dello studio a controllare che tutto vada bene».

Ha accennato al terremoto. Come avete fatto a far fronte a questa catastrofe?

«È stata un’esperienza terribile. Durante le scosse mi sono abbracciata forte con una mia impiegata con il timore che accadesse il peggio. Poi ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo allestito dei container nel parcheggio fuori dall’azienda, con le diverse sezioni e piuttosto che spostare la produzione all’estero o altrove in Italia, ci siamo messi un caschetto protettivo e abbiamo portato avanti le collezioni. Io ne avevo uno delizioso con una rosa, per sollevare il morale un po’ a tutti».

E con Modena che rapporto ha?

«Modena mi piace, soprattutto d’estate. Ho ricordi bellissimi di quando c’erano i Cortili in centro. Ci ho passato diverse serate così come, spesso, mi capita di andare ai Giardini Ducali. A volte vado anche al cinema Victoria: tutti quei manifesti volanti mi fanno sentire in un luogo fatato».

Lei è molto legata alla sua città, ma anche la sua città ricambia questo amore.

«Magari con immodestia, ma devo dire di sì. Ho avuto il grande onore di avere un museo a noi dedicato all’interno del Palazzo dei Pio, ho potuto organizzare eventi di alto livello nella nostra grandissima piazza, ho portato celebrità da tutto il mondo in città. Ma ciò che mi fa percepire questo amore è soprattutto l’affetto che la gente mi dimostra ogni giorno chiamandomi semplicemente Anna».

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