«Morto per l’incidente di sei anni prima»
Lo sostiene il medico legale nel referto, l’investitore sarà giudicato per omicidio colposo
MODENA. Un incidente attira l’attenzione generale per un giorno o due; raramente si pensa a cosa succede dopo e a che conseguenze ha. Il processo iniziato davanti al giudice delle udienze preliminari Andrea Romito parla di un pensionato investito mentre attraversa la strada che resta in coma, quando si riprende è quasi tetraplegico e muore dopo sei anni di stenti per problemi broncopolmonari. E secondo il medico legale che ha stilato il referto autoptico, il decesso è collegato a quell’incidente. È una tesi meno rara di quanto si pensi, ma in questo caso i periti medici potranno lavorare su un terreno di valutazione solido perché la vittima dell’incidente ha riportato conseguenze che gli hanno modificato per sempre l’esistenza. Ma c’è anche un altro risvolto che colpisce in questa vicenda: per sei anni il caso è rimasto nelle mani di un giudice di pace che aveva classificato come “lesioni” il capo di accusa per l’investitore. Ora, dopo che il giudice ha accolto la richiesta di processo con rito abbreviato, l’imputato - un 75enne di Spilamberto, difeso dall’avvocato Pier Francesco Rossi - è accusato di omicidio colposo.
Il caso sarà affrontato in aula a porte chiuse e vede come parte civile i familiari dell’82enne modenese deceduto, assistiti dall’avocato Valeria De Biase.
Il fatto era avvenuto il 12 dicembre 2008 in via della Pace in un primo pomeriggio molto buio e piovoso. La vittima, allora 74enne, stava attraversando la strada per raggiungere la sua auto parcheggiata quando fu falciata dall’auto dello spilambertese. Un urto così violento che il modenese è caduto subito in coma e ci è rimasto per un mese ricoverato in Terapia intensiva. L’urto aveva lasciato lesioni permanenti e la vittima era ridotta a non muoversi e persino a far fatica a parlare. Il suo decesso è stato conseguenza di quel calvario durato sei anni? Il medico legale incaricato dalla Procura sostiene di sì. Il giudice ha nominato un perito medico. Resta il fatto che dopo l’autopsia il caso non è più relegato a causa minore senza risvolti pratici, come è stato per anni.
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