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«Violenza, l’omertà condanna le donne»

Serramazzoni. Dopo l’arresto del 35enne, la consigliera alle Pari Opportunità: «Aiutare le vittime che denunciano»

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SERRAMAZZONI. Ha lasciato allibiti a Serramazzoni la vicenda-choc della 20enne marocchina che ha denunciato di aver subìto violenze domestiche di ogni tipo da parte del marito connazionale, abusi sessuali e addirittura frustate con un cavo elettrico già trovato e sequestrato dai carabinieri. Il caso è finito al centro di un procedimento del tribunale; disposti gli arresti domiciliari per l'uomo, 35enne residente in paese da tempo che lavora come operaio agricolo, ma nell'abitazione di un conoscente lontana dal luogo in cui sono state perpetrate le violenze. La donna e il figlio di due anni avuto dal matrimonio (che pare sia stato combinato in patria) sono stati invece portati in una struttura protetta, ma sempre nel Frignano. Una storia terribile, che rilancia una volta di più l'allarme per le violenze sulle donne e la necessità di occhi aperti e prevenzione. «E' una vicenda tremenda – osserva Marzia Cipriano, consigliera con delega alle Pari opportunità – fermo restando che vanno accertate le responsabilità, dalla cronaca ci arriva un racconto che fa riflettere. Credo che però vada evidenziata anche la forza di questa donna che ha avuto il coraggio di denunciare, un passo sempre molto difficile. Non penso che fatti del genere siano legati alla cultura di provenienza. E' casomai un problema di cultura di coppia, dove non conta la nazionalità». A Serra sono già state organizzate diverse iniziative di sensibilizzazione sul tema, e ad altre si sta lavorando «in particolare nei luoghi frequentati dai giovani e con l'obiettivo di coinvolgere anche gli uomini e accrescere la consapevolezza». «Il fatto che sia accaduto qui vicino – commenta Antonella Parrocchetti, presidente della Commissione Pari opportunità di Pavullo, rivolta a tutto il distretto – ci fa riflettere sul fatto che ci possono essere situazioni drammatiche di cui nonostante la prossimità ignoriamo completamente l'esistenza. Ci deve essere un tessuto sociale più attento, senza forme di omertà. Credo però che questa donna, nonostante la lontananza della famiglia, abbia trovato attorno a sé persone che l'hanno comunque incoraggiata a denunciare, e questo è un dato sicuramente positivo anche in mezzo al dramma».

Daniele Montanari

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