Aemilia: la Dda conferma le accuse
Al maxi processo i Pm chiedono il rinvio a giudizio per tutti gli imputati
È terminata la richiesta di rinvio a giudizio della Dda di Bologna al processo Aemilia, di scena nella maxi aula allestita di Bolognafiere.
Il rinvio è chiesto per tutti gli imputati che non procederanno coi riti alternativi, non ci sono proscioglimenti. Le difese interverranno via via da lunedì fino all'11 dicembre, poi toccherà al gup Francesca Zavaglia. In mattinata è partito il pm Marco Mescolini, inoltrandosi in una approfondita analisi del compendio probatorio per sostenere il dibattimento, in particolare per i capi di imputazione di associazione di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni e reati finanziari. Terminata una breve pausa dell'udienza, dopo Mescolini in aula ha parlato la collega della Dda Beatrice Ronchi. Considerato che non sono previsti altri interrogatori, dopo l'intervento dei pm è prevista l'escussione delle parti civili.
Parleranno l'avvocato Alessandro Gamberini per la regione e gli altri colleghi interessati, rappresentando dai comuni reggiani agli enti modenesi passando per i sindacati, l'ordine e l'associazione stampa dei giornalisti, cinque persone fisiche. Le richieste di rinvio a giudizio riguardano dunque solo una parte dei 236 imputati complessivi coinvolti nel processo di 'ndrangheta: si procedera' dall'11 gennaio coi riti alternativi, si contano un'ottantina di posizioni tra abbreviati e patteggiamenti per i reati minori. Tra chi ha chiesto lo sconto di un terzo della pena con l'abbreviato c'è Nicolino Grande Aracri, considerato il capo della cosca omonima ma che al processo emiliano non risponde del reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, contestato a 54 persone. Ieri presenti all’udienza preliminare tra gli altri Vincenzo e Giuseppe Iaquinta, assistiti dall'avvocato Carlo Taormina. Il calciatore campione del mondo 2006 è a processo per violazione di leggi sulle armi; imputato anche il padre Giuseppe, imprenditore cui la Dda contesta l'associazione di tipo mafioso.
«Ciò che è successo e succede in Emilia deve insegnare che gli “anticorpi” di cui tanto si parla in verità non ci sono stati, è un errore colossale pensare che i primati civili mettano al riparo dalle mafie, e il processo Aemilia smentisce anche il luogo comune che la mafia nasca dal degrado sociale». Lo ha detto il direttore dell'Osservatorio sulla criminalità organizzata dell'Università di Milano, Nando Della Chiesa, in un incontro in Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna.
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