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Sul caso-Gibertoni il M5S resta spaccato

Sul caso-Gibertoni il M5S resta spaccato

La capogrupppo in Regione sostenuta dai suoi ha affrontato i contestatori senza covincerli

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Di quanto fatto in quasi un anno di lavoro in Assemblea regionale non ne resterà traccia perché la tappa modenese del Regionandotour del Movimento 5 Stelle - gli incontri che i cinque consiglieri di via Aldo Moro stanno effettuando in tutte le province - si è trasformata in una resa dei conti. Da una parte un nutrito gruppo di contestatori, dall'altra i portavoce, che a loro volta hanno colto l'occasione per un altro regolamento di conti interno. Al centro del dibattito Giulia Gibertoni, capogruppo modenese da tempo messa sulla graticola e di fatto sfiduciata da diverse liste certificate della provincia che l'ha eletta. Dei punti cardine vi abbiamo dato conto ieri (ricorso al Tar dopo l'esclusione dal parlamento europeo, sostegno all'indagato Enrico Aimi, opacità nella rendicontazione, stipendio che non collima con i 2500 euro promessi in campagna elettorale, quasi totale estraneità dal confronto locale) e mercoledì sera sono stati ribaditi con forza alla Palazzina Pucci. Lei, la Gibertoni, ha spesso evitato di incrociare lo sguardo con chi chiede con forza quantomeno un cambio di rotta, glissando sul ricorso al Tar del quale è accusata di essere la mandante occulta («Per carità, non ne parliamo», ha detto, promettendo una rendicontazione ancora più chiara da gennaio e una frequentazione più diretta del territorio con l'avvio di un percorso partecipato. Promesse che non hanno fatto breccia nella fronda piuttosto ampia di critici ("parli bene, stai diventando una brava politica", le è stato detto), culminata con il confronto serrato con gli attivisti di Sassuolo, che le hanno imputato di essersi smarcata sul caso 'formaldeide' di Villa Serena dopo un comunicato stampa mai condiviso con nessuno.

Ma le serrate critiche alla Gibertoni, rincarate dalla portavoce bolognese Silvia Piccinini, hanno spaccato il Movimento, perché anche la capogruppo in Regione ha i suoi sostenitori, ben schierati nelle prime file della sala a protezione della leader. Quelli che, come Nunzio Tinchelli di Mirandola, le hanno reso onore, ricordando il suo impegno per sostenere il referendum sul percorso partecipato relativo al futuro dell'ospedale locale oppure quelli che ieri le hanno espresso sostegno con una nota.

«Non ci stiamo a renderci complici di una campagna di fango e strumentalizzazione che mira a spaccare dall'interno il Movimento, boicottando nostri rappresentanti che sono stati democraticamente eletti, e danneggiando le battaglie coraggiose e le conquiste portate avanti nei singoli Comuni e in Regione». Inizia così il comunicato stampa sottoscritto dai gruppi consiliari M5s di Carpi, Bomporto, Bastiglia, Cavezzo, Mirandola, San Prospero e dal Meetup di Concordia, oltre che da numerosi attivisti e consiglieri del Movimento nel modenese (compreso il capogruppo nel capoluogo, Marco Bortolotti). Vengono quindi prese le distanze da «questo gruppo di attivisti che da tempo ormai sostiene argomentazioni prive di fondamento ed unicamente rivolte a gettare discredito sul lavoro altrui, ripetendo ossessivamente accuse volutamente infamanti, nella speranza che una loro continua riproposizione possa trasformarle un giorno in verità. Esprimiamo stima e solidarietà alla capogruppo regionale Giulia Gibertoni, ribadendole e rinnovandole la nostra più completa fiducia. L'attacco alla quale stata sottoposta in queste ore non si basa su nessun dato oggettivo ma solo su illazioni e considerazioni prive di fondatezza. A partire dallo stipendio che rispetta pienamente gli accordi gi presi con lo staff e dichiarati in campagna elettorale». Ma ecco la mano tesa ai contestatori - alcuni dei quali definiti dalla Gibertoni con parole poco carine - invitati «a ritornare nei limiti di un confronto civile e della dialettica politica, abbandonando una volta per tutte un atteggiamento diffamatorio».

Cosa succederà ora? Per la Gibertoni e gli altri tre consiglieri - PIccinini esclusa - si prevedono altre due tappe infuocate del Regionandotour a Ferrara e Bologna, ma per riportare un pizzico di tranquillità in un Movimento apparso a Modena fin troppo democratico, dove davvero uno vale uno, non è escluso l'intervento dall'alto, alias lo staff di Grillo e dei pentastellati romani.

Francesco Dondi

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