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Orsola e Maurizio sposi all'ospedale di Modena: «Un sì sofferto, ma ricco di felicità»

Saverio Cioce
Orsola e Maurizio sposi all'ospedale di Modena: «Un sì sofferto, ma ricco di felicità»

Maria Orsola e Maurizio sposi in ospedale: «Dal personale sanitario di Baggiovara sempre grande disponibilità e aiuto»

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MODENA. Quando la felicità arriva ad alleviare un grande dolore allora anche la gioia può inciampare in qualche equivoco non voluto. Ed è quello che è capitato ai neosposi Maria Orsola Ciarcia e Maurizio Dondi, uniti in matrimonio all’ospedale di Baggiovara dove lui è ricoverato dal 24 settembre per un grave ictus.

«Quella mattina alle 6 eravano già in piedi perchè dovevamo andare a fare delle analisi - dice lei - Maurizio mi si è presentato davanti dicendo che la parte sinistra del corpo non riusciva più a governarla. Non obbediva più ai comandi. Il medico del 118 ha dato il primo responso, parlando di ictus e poco dopo eravamo in ospedale. Possiamo dire di averla scampata, con il pericolo che abbiamo corso. E il lavoro di medici e infermieri di Medicina Riabilitativa, della Stroke Unit e della Neurorianimazione è stato fantastico. Grazie a loro il mio Maurizio ha riacquistato moltissimo in termini di capacità anche se la strada da fare è ancora lunga. Lo sappiamo bene».

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Un legame fortissimo che dura da vent’anni quello tra Maria Orsola, dipendente dell’Agenzia delle Entrate e Maurizio Dondi, geniale riparatore di strumenti musicali. Dopo due decenni di vita in comune avevano deciso di unirsi in matrimonio e ci scherzavano pure: «Pensavamo di andare in un altra città, sposarci e poi farlo sapere ai nostri genitori» dice lei.

Ma il destino ha voluto diversamente. I lutti in famiglia, da una parte e dall’altra con la scomparsa di un genitore per parte, hanno fatto rimandare la data. Ma una volta in ospedale è stata lei che ha fatto la domanda fatidic: «Che ne dici se ...?» Non c’è stato bisogno di aggiungere altro, gli occhi di Maurizio avevano già la risposta. Lui ora fa ancora fatica a parlare, indica le lettera a una a una con la mano destra che funziona bene, ma per dire di sì non c’è stato bisogno di altro che di un cenno del capo. E da quel momento è cambiato il mondo, tutti si sono precipitati per dare una mano. Gli infermieri, fuori orario e in gran silenzio, si sono tassati e hanno comprato i fiori, dando alla camera d’ospedale la veste di una sala ricevimenti. In piccolo, s’intende, ma le piccole attenzioni si sono moltiplicate all’infinito

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. Ad esempio, visto che la voce arriva ogni tanto, in un soffio, hanno preparato un papillon azzurro in modo da coprire la tracheotomia e permettergli di dire il sospirato sì. Quanto al fratello Mario è riuscito a dare sfogo alla sua passione musicale usando il telefonino con l’altoparlante per mettere le note della “Marcia Nuziale”. Un’apoteosi di baci, abbracci e tanta commozione, che ha contagiato anche le camere vicine.

Al termine della cerimonia le formalità di rito che ora permetteranno alla sposa di poter prendere qualche permesso sul lavoro. «Sarà utile, certo - dice - Ma devo dire che sinora i miei colleghi sono stati fantastici perchè mi hanno offerto il massimo della collaborazione per i turni, le assenze e i recuperi. E così pure gli infermieri: anche se dovevo entrare alle 4 del mattino non mi hanno posto nessuna difficoltà».

È pur vero che il certificato di matrimonio ha semplificato le cose, ma non ci sono mai state le chiusure che a volte, con il pretesto della privacy, scattano in altri contesti per persone che non sono unite dalla fede al dito. «Certo che sono a favore delle unioni civili - dice Maria Orsola - Nel nostro caso però il problema non si è posto. Ora il mio unico obbiettivo è quello di riportare mio marito a casa, di nuovo in salute. Spero al più presto».

Il primo a fare il tifo, al suo fianco, è il fratello Mario che, indifferente al fatto di essere su una sedia a rotelle, ha il brevetto da subacqueo, ha pilotato un’aliante e vive per la passione del volo trasmessagli dal padre. «Con mio fratello di nuovo con noi - dice - potremo magari tornare a fare musica insieme. Io suono il basso e lui è in gamba. La mia è una speranza che vorrei tradotta in realtà».

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