Gli studenti modenesi in lutto: «Siamo francesi»
All’istituto Barozzi di Modena un’assemblea spontanea dei ragazzi per discutere quanto accaduto a Parigi e ribadire il no al terrore.
MODENA. Una bandiera francese a mezz’asta e un fiocco nero in segno di lutto. Un minuto di silenzio, poi un lungo applauso. Gli studenti dell’istituto Barozzi hanno ricordato ieri le vittime degli attentati di Parigi, rivendicati dallo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis). “Je suis Paris”, c’era scritto in uno striscione esposto nell’aula magna della scuola. “Io sono Parigi”, hanno sottolineato ragazze e ragazzi di diverse etnie.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.12449654:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2015/11/15/fotogalleria/l-assemblea-degli-studenti-al-barozzi-1.12449654]]
A inizio anno il messaggio era “Je suis Charlie”: il 7 gennaio Charlie Hebdo, giornale transalpino, era stato bersaglio di Al Qaeda. «I musulmani non hanno in comune con i terroristi la religione - ha ammonito Akram - perché non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo uccidere e bombardare la gente». «L’Islam è sinonimo di pace - ha ripreso Aima - sarebbe incoerente compiere atti del genere in nome della religione. Anche noi musulmani condanniamo l’atto».
«Sono musulmana - ha detto una ragazza, quasi commossa - ma tutto ciò non dovrebbe accadere. Temo la terza guerra mondiale». «Sono cristiano - ha spiegato Miguel - e invito a pregare per chi ha perso i cari». “Il dolore non ha bandiera”, recita un manifesto in arabo, francese e italiano. «Una vita senza libertà - ha ricordato una studentessa, ricordando i valori fondanti della Francia e dell’Occidente - è come un corpo senz’anima. L’umanità non ha significato senz’uguaglianza. La fratellanza è un obbligo morale».
«Se la guerra convenzionale è facilmente leggibile - ha esposto il preside, Roberto Cavalieri - quando si uccidono persone a un concerto o a una cena, disarmate, qual è l’obiettivo vero? I terroristi vogliono che in noi scatti la rabbia, l’emozione, la voglia di vendetta. Non è un attentato contro le famiglie colpite dal dolore dei lutti, ma è un attentato contro tutti noi. Nel nostro Dna culturale ci deve essere la difesa della razionalità del pensiero, della laicità e della tolleranza».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.12449679:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2015/11/15/fotogalleria/al-barozzi-studenti-riuniti-per-dire-no-al-terrorismo-1.12449679]]
Sull’ultimo valore c’erano striscioni con frasi di Gandhi e Robert Green Ingersoll. “Come può uno fare la guerra contro il terrorismo - si legge in un altro manifesto, in francese - se la guerra stessa rappresenta il terrorismo”. «Il terrorismo non si combatte con la guerra - ha garantito Salvatore Diana, rappresentante nella Consulta degli studenti - ma con il dialogo. Ricordiamo le vittime di tutti gli attentati». Compatti i rappresentanti d’istituto. «L’Isis usa la religione - ha ricordato Gianmario Lombardi - per obiettivi prevalentemente egoistici».
«Alcuni ragazzi delle prime - ha aggiunto Noemi Santunione - non conoscevano i fatti di Parigi». «Sono stati attaccati valori che ci appartengono - ha esortato Vanessa Maggiore - riflettiamoci a casa almeno dieci minuti». «La tolleranza si costruisce - ha sottolineato l’insegnante Maria Antonietta Spadavecchia, promotrice dell’assemblea con la collega Giuseppa Alessi - giorno dopo giorno, a volte con molta fatica. Tocca soprattutto a voi: siete il nostro futuro». «Dobbiamo incentivare la tolleranza su di noi - ha concluso Serena, studentessa - e sulle generazioni più piccole: serve loro un esempio».
Gabriele Farina
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
