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Modena e scuola, il Pd si spacca sugli istituti comprensivi

Davide Berti
Modena e scuola, il Pd si spacca sugli istituti comprensivi

Il tentativo è quello di ritardare di un anno la riforma. Simona Arletti: «Ci vuole più tempo per discutere per il bene di tutti»

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MODENA. Sarà una settimana decisiva per il futuro della scuola modenese. Si capirà in che direzione vorrà andare il Comune sulla nascita dei nuovi istituti comprensivi: se accelerare il piano già presentato o temporeggiare.

Temporeggiare. Quest’ultima strada è quella che sta prendendo piede dentro al Pd, spaccato sul piano scuola che la giunta ha presentato nei giorni scorsi. Prima la presentazione dei nove istituti comprensivi al pari delle scuole medie esistenti. Poi la decisione, a sorpresa per i più, di creare una nuova scuola medie, dividendo in due le Lanfranco. Il solo annuncio ha mobilitato centinaia di genitori ed insegnanti nel contestare questa scelta. Tanto che la partita non è chiusa.

Gli incontri. Martedì, infatti, ci sarà una riunione del gruppo Pd che, per una parte dei suoi componenti, avrà un obiettivo: ritardare di almeno un anno la presentazione dei nuovi istituti comprensivi.Ma i tempi sono stretti: entro la fine di novembre, infatti, tutto deve arrivare sul tavolo della Regione e se prima ci deve essere un passaggio in consiglio comunale tutto si gioca sul filo dei giorni. Dopo la riunione del gruppo di martedì, infatti, è prevista per mercoledì una commissione consiliare in piazza Grande con all’ordine del giorno questo tema che dovrà poi arrivare in consiglio la settimana successiva, giovedì 26 novembre. Fino a quella data ci sarà tempo per la mediazione. Tutto ruota attorno al caso delle scuole medie “Lanfranco”, che perderebbero quattro delle nove sezioni per andare a costituire le nuove “Mattarella”.

La polemica. Una scelta che è riuscita a far indispettire tutti, genitori al pari degli insegnanti. Chi, come i professori, vuole rassicurazioni sul futuro. Chi come i genitori, vorrebbe scongiurare di finire in un’altra scuola. Chi, come i sindacati, anzichè i 10 istituti comprensivi ne vorrebbe addirittura dodici. Chi vorrebbe rimanere con nove al pari delle scuole medie attualmente esistenti. Insomma, un bel caos.

La spaccatura. E il Pd non compatto significa che la sintesi è ancora lontana. Simona Arletti, consigliere a Modena per i democratici, lascia trasparire le sue perplessità: «Se vogliamo lanciare una sfida in positivo per il futuro della scuola modenese dobbiamo evitare di fare le cose in fretta. Ci vuole più tempo per discutere e per trovare la soluzione migliore alle esigenze che vengono poste, mettendo al centro le famiglie e gli insegnanti, con obiettivi chiari».

La mediazione. Non proprio un via libera incondizionato. I primi malumori sono emersi già la settimana scorsa, ed è per questo che il gruppo Pd ha ottenuto un primo punto a favore sulla giunta chiedendo di approfondire la questione. L’assessore alla scuola Gianpietro Cavazza porterà martedì nella riunione tra i democratici il risultato di due incontri che avverranno nelle prossime ore: il primo con gli insegnanti, l’altro con i genitori, dopo i confronti della scorsa settimana che hanno prodotto soltanto frizioni. Solo a quel punto si farà sintesi. E il punto di caduta potrebbe essere proprio quello del rinvio di un anno della rivoluzione annunciata da Cavazza.

La difesa. «La riorganizzazione in dieci istituti comprensivi di tutte le scuole statali della città – aveva spiegato l’assessore Cavazza – risponde a un criterio di razionalizzazione per migliorare l’efficienza della rete scolastica, ma soprattutto punta a garantire la continuità didattica ai bambini che avviano il percorso nelle scuole d’infanzia e la continuità di riferimenti alle famiglie: stessa dirigenza, stesso personale amministrativo, stesso gruppo docenti durante l’intero arco scolastico di 8/11 anni».

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