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Paura e preoccupazione tra i modenesi "di Parigi": i loro racconti

di Carlo Gregori
Turisti a Parigi: la capitale cerca faticosamente di risollevarsi  dopo l'attacco terroristico del 13 novembre
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Turisti a Parigi: la capitale cerca faticosamente di risollevarsi dopo l'attacco terroristico del 13 novembre

Sono molti i modenesi che per lavoro, studio o anche semplicemente per turismo frequentano con assiduità la capitale francese. Ecco i loro racconti, le loro paure e preoccupazioni per quanto accaduto il 13 novembre

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GIULIA MARRONE, ALBERTO MATTIOLI, GIUSEPPE CIGARINI. «Abito nel Quartiere Latino, vicino a Les Halles. Eravamo a casa e si sentiva un viavai continuo di sirene di polizia e di ambulanze. Era chiaro che qualcosa di grave era successo, ma non sapevamo cosa. I telefoni funzionavano male e non c’era connessione internet. Per saperne di più leggi qui

ROSSELLA TARABINI, CATERINA ZANFI. «Non vi preoccupate per me. Io sono tranquilla. Una preghiera per chi è morto per il fanatismo di pochi». È il post di Rossella Tarabini spedito ai numerosi amici modenesi che su Facebook le chiedevano come stesse. Per saperne di più leggi qui

VITTORIA LUDERGNANI, LUCIA DI RICO. Due ragazze modenesi si trovavano nella capitale francese venerdì sera per motivi diversi. Vittoria Ludergnani e Lucia Di Rico stanno bene: di passaggio la prima, parigina d'adozione la seconda. Per saperne di più leggi qui

SIMONA CASOLARI. Simona “Symca” Casolari, sassolese, abita a Parigi nel XVIII Arrondissement, lavora “in remote” per un'azienda americana. Racconta: «L'altra sera per fortuna non ero vicino a nessuno dei luoghi dell'attentato. Sono uscita a cena col mio ragazzo e una coppia di amici. Siamo andati a mangiare una pizza vicino casa. Per saperne di più leggi qui

OLIVIA CORSINI. «Mi trovavo a Montpellier per la prima del nuovo spettacolo della nostra compagnia di teatro, sono rimasta molto colpita sapendo delle azioni dei terroristi. Abito accanto all'XI Arrondissement e conosco bene i ristoranti colpiti, in uno ho anche cenato poco tempo fa con amici. Per saperne di più leggi qui

GIORGIO STORCHI. «È come essere calati in un grande coprifuoco, solo che non è notte. Siamo alla luce del giorno, un sabato mattina spettrale. Qui è il deserto: mi affaccio alla finestra e vedo qualche auto che passa, a distanza i minuti da un passaggio all’altro». Per saperne di più leggi qui

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