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LUCIA DI RICO

«Posti che frequento Potevo essere lì mentre sparavano»

Due ragazze modenesi si trovavano nella capitale francese venerdì sera per motivi diversi. Vittoria Ludergnani e Lucia Di Rico stanno bene: di passaggio la prima, parigina d'adozione la seconda. «Io...

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Due ragazze modenesi si trovavano nella capitale francese venerdì sera per motivi diversi. Vittoria Ludergnani e Lucia Di Rico stanno bene: di passaggio la prima, parigina d'adozione la seconda.

«Io e due amiche ci trovavamo a Parigi per un weekend - racconta Vittoria Ludergnani - quando abbiamo saputo dell'attentato ci trovavamo in un ristorante del I Arrondissement». Siamo rimaste chiuse nel locale a lungo, fino a ben dopo la chiusura: - racconta - il personale è stato gentilissimo e ci ha fornito un’auto per tornare in albergo, visto che taxi e Uber erano irraggiungibili».

L'atmosfera è ancora incerta: «Per ora siamo chiuse in casa, abbiamo chiamato la Farnesina ma non abbiamo ricevuto indicazioni», conclude.

Lucia Di Rico vive a Parigi da cinque anni e il suo profilo sembra fatto apposta per raccontare tutto questo: venticinquenne, laureata in arabo ed ebraico, studentessa di Sviluppo socioeconomico alla Sorbona e volontaria in un'associazione di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo siriani. Conosce Parigi e ha già vissuto sulla sua pelle gli attentati di gennaio: abitava a 600 metri dall'Hyper Casher tristemente noto. «La sera degli attentati mi trovavo in casa di amici dell'università in un quartiere residenziale molto sicuro vicino alla Tour Eiffel - racconta - non possiedo uno smartphone quindi ero all'oscuro di tutto fino a quando ho visto i volti dei miei compagni irrigidirsi e abbiamo capito cosa stava succedendo. Un nostro compagno si trovava al Bataclan - continua Lucia - non abbiamo avuto sue notizie per un po’ fino a quando abbiamo saputo che stava bene, ma la preoccupazione era altissima». Non sono usciti di casa: «È stato un momento a metà tra la condivisione e la paura, nessuno se la sentiva di uscire e siamo rimasti a dormire lì, eravamo una ventina di persone», racconta. La mattina dopo, divisi per gruppi, sono tornati a casa. «Ancora non riesco a rendermi conto di cosa è accaduto - commenta Lucia - si tratta di luoghi che ho sempre frequentato, avrei potuto esserci io come qualsiasi mio amico». «La Francia - conclude - ha le sue responsabilità e l'integrazione continua a essere un problema mal gestito, ma Parigi non merita tutto questo».

Alessandra P. De Luca

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