«Stavo passeggiando e un ubriaco mi dice dei kamikaze saltati»
Simona “Symca” Casolari, sassolese, abita a Parigi nel XVIII Arrondissement, lavora “in remote” per un'azienda americana. Racconta: «L'altra sera per fortuna non ero vicino a nessuno dei luoghi dell'a...
Simona “Symca” Casolari, sassolese, abita a Parigi nel XVIII Arrondissement, lavora “in remote” per un'azienda americana. Racconta: «L'altra sera per fortuna non ero vicino a nessuno dei luoghi dell'attentato. Sono uscita a cena col mio ragazzo e una coppia di amici. Siamo andati a mangiare una pizza vicino casa. L'idea era andare a fare due passi per Montmartre». Dopo cena, la scoperta, in modo anomalo, di cosa accadeva: «Uscendo dal ristorante sentiamo un paio di ragazzi parlare di una sparatoria sul Canal St Martin, cerchiamo online ma non troviamo niente, quindi continuiamo a camminare. Per strada ci ferma un ragazzo un po' alticcio, parla di granate allo stadio e di una sparatoria. Ci chiede se ne abbiamo sentito parlare e se stiamo bene. Abbiamo il dubbio che stia esagerando, ha l'aria di essere sotto shock».
«Ricontrolliamo le news online e stavolta troviamo informazioni su un allarme bomba che c'era stato ieri mattina allo Stade de France per l'amichevole Francia-Germania (telefonata anonima, squadra tedesca evacuata, intervento delle forze dell'ordine, trovato niente, calma apparente). Nel dubbio rientriamo a casa».
Nei cinque minuti che impiegano per arrivare a casa, le notizie cominciano a girare online: 12 morti, poi 30, poi 60. «Mando un messaggio a famiglia e amici, che non hanno ancora sentito dell'attacco. Scrivo agli amici sparsi per Parigi e chiedo notizie. Una mia amica parigina era al Bataclan e scrive di essere riuscita a scappare». La sua notte è stata difficile: «Resto sveglia a rassicurare e ad assicurarmi che tutti stiano bene. Mi addormento col rumore degli elicotteri che sorvolano la città. E oggi a Parigi come a Modena mi sa, ci si sveglia con la nausea di un mondo ingiusto, e con la consapevolezza che solo tolleranza, integrazione, accoglienza e rispetto siano i princìpi fondamentali di una società civile».
«Ho amici a casa questo weekend - conclude Simona - e stavamo appunto cercando di capire cosa poter fare. Stasera abbiamo aperto casa agli amici che hanno voglia di spostarsi (non tutti, comprensibilmente) e stare un po' insieme. Faremo una cena a casa, e usciremo giusto per fare un po' di spesa. D'altra parte è sconsigliato andarsene a spasso». (c.g.)
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