Dall’imam “clandestino” al terrorista di Mirandola
Negli ultimi mesi scoperte tre situazioni ad alto rischio, tutte nella Bassa A Camposanto blitz della Digos e il Tar svela un “soggetto pericoloso” a Medolla
MIRANDOLA Da Mirandola a Camposanto passando per Medolla: la strada del terrorismo non lascia indenne la Bassa, finita negli ultimi mesi al centro delle cronache per tre situazioni ad alto rischio.
Fabio Esposti, 39 anni, è originario di Mirandola. Il suo nome è inserito nell’elenco dei servizi segreti, che lo considerano tra i 40 italiani molto vicini alla Jihad islamica. Per lui c’è un rapporto dettagliato che racconta della sua conversione all’Islam - si fa chiamare Yahya Salafi - dei viaggi nei luoghi caldi del Medio Oriente e del Nordafrica alla ricerca della “terra dei perfetti”, cioè quella dove vengono applicati alla lettera i precetti di un Corano trasformato in feroce stato di polizia. Esposti, insieme ad un 42enne di Quistello - che poi ha smentito ogni ricostruzione - avrebbe cominciato a fare il pendolare con le zone calde, dove opera l’Isis. Alcune indiscrezioni, svelate dagli 007 italiani, lo collocano vicino alle Brigate Ansar Al Sharia attive in Libia dove sarebbe arrivato passando attraverso la Turchia. Esposti non ha mai smentito la propria nuova vita ed è tuttora irreperibile tant’è che il paese dove vive si è presto spaccato sulla sua reale affiliazione al Califfato.
Altrettanto preoccupante è stata la vicenda che ha scosso Camposanto un mese fa, quando arrivò un blitz della Digos per bloccare colui che veniva considerato l’imam del paese. Mohamed, questo il nome catalogato dalla polizia che lo cercava da tempo, è di fatto arrivato in paese dopo un lungo peregrinare in Italia. Da Lampedusa era arrivato a Grosseto dove aveva ottenuto un permesso di soggiorno, che non venne poi rinnovato. Si hanno notizie di lui a Padova ma non predicava nella veste di imam, ma si era molto impegnato per la «confederazione dei centri culturali islamici», fanno sapere alcuni amici. E proprio in Veneto Mohamed è stato identificato dalla polizia e colpito da un provvedimento di espulsione per clandestinità. Ha quindi vissuto nell’illegalità per anni - da almeno tre viveva a Camposanto - periodo in cui, stando alle ricostruzioni fatte dai servizi di sicurezza, avrebbe effettuato alcuni viaggi verso la Siria, ossia nel cuore pulsante dell’Isis. Nei suoi confronti non vi sono accuse di terrorismo, è stato espulso e rimandato in Marocco di fatto perché clandestino, ma i sospetti sulla sua pericolosità non sono svaniti.
Pericoloso è invece considerato un altro magrebino, che in Italia vive da oltre 25 anni e ora risulta residente a Medolla. Sono stati i giudici del Tar a svelarne lo status quo, motivando il rifiuto alla richiesta di cittadinanza italiana perché “dall’attività informativa esperita sono emersi elementi attinenti alla sicurezza della Repubblica tali da non rendere opportuna la concessione della cittadinanza allo straniero”. Il Tar e l’avvocatura di Stato non entrano nel merito dell’informativa redatta dalla polizia, ma è evidente che “pericoloso” è spesso accostato anche soltanto a frequentazioni di luoghi o persone sospette.
Francesco Dondi
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