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I francesi in Erasmus a Modena: «Abbiamo la morte nel cuore»

di Gabriele Farina
I francesi in Erasmus a Modena: «Abbiamo la morte nel cuore»

«Tanta fatica per avere notizie. Restano paura e rabbia». Il rettore ha ricevuto una delegazione degli studenti ospitati da Unimore e ha tranquillizzato sulle condizioni dei nostri ragazzi a Parigi

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«Siamo stati colpiti tutti». Mathilde Loiselet è una giovane universitaria. Nata a Nizza, da diversi anni vive e studia a Modena. La sua voce, cristallina, contrasta con l’orrore degli attentati di Parigi. «S’è voluto colpire il mondo - spiega la 19enne - perché c’erano persone di qualsiasi nazionalità, magari in vacanza o per lavoro. C’erano giovani che uscivano per una serata. Purtroppo, siamo stati tutti colpiti». Qualcuno è stato colpito negli affetti. «Ho avuto amici che piangevano - riprende Raphael Gerlone, 22 anni, proveniente da un paese vicino Marsiglia - mi hanno spiegato i loro sentimenti di rabbia».

«Ho amici che abitano a Parigi - garantisce Sara Spalek, originaria di un paese vicino Besançon - e studiano lì. È stato difficile. Sono tornata da una serata e ho scoperto l’orrore attraverso lo schermo. Non è stato facile non avere notizie subito, non sapere che tutto andava bene. Meno male che ero accompagnata, non da sola». «È stata una bruttissima sensazione - conferma Mathilde, studentessa di Economia e marketing internazionale - che crea panico, paura e soprattutto molta rabbia. Non sappiamo come reagire. Non abbiamo molta forza».

Lei è poco più grande di alcuni attentatori. «È molto scioccante vedere che persone giovani - assicura la ragazza - possano pensare di voler così tanto male a una popolazione». «L’emozione è grande - garantisce Raphael - tutti i francesi hanno ricevuto questo dramma. C’è un desiderio della Francia di essere unita». È in Erasmus per studiare ingegneria con Charly Emeric Amy, 23enne del nord-ovest della Francia, e Steven Neumann, 22enne di Tolosa. Sara studia invece linguistica. «Non bisogna essere in collera contro i musulmani», assicura la giovane. Un invito a tenere separati terrorismo e religione. «Non avevo mai pensato potesse succedere un fatto del genere - ammette Raphael - e non so come si possa rispondere all’Isis (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria). Noi francesi non abbiamo paura. Siamo tutti insieme, non dobbiamo avere paura». «Vediamo un futuro molto difficile - conclude Mathilde - in cui c’è molta rabbia, molta violenza. Speriamo che la situazione cambi al più presto perché così non è una bella visione del futuro».

I cinque sono alcuni degli undici studenti transalpini che frequentano l’ateneo di Modena e Reggio per motivi di studio. In diciassette, invece, erano i modenesi a Parigi per lo stesso motivo. Nessuno di loro è rimasto ferito, tutti hanno risposto all’università.

«Ero proprio nel decimo distretto - dice un ragazzo, ospite dell’École Supérieure du Commerce Extériuer (Istituto superiore di commercio estero) - a cenare con mia madre che mi era venuta a trovare quando è successo. Fortunatamente siamo passati davanti a uno dei luoghi degli attentati cinque minuti prima dell’attacco». «Abito nella “onzième arrondissement” (undicesima circoscrizione) - riprende una testimonianza dall’Université Sorbonne Nouvelle (Università Nuova Sorbona) - a circa cinquecento metri da Rue de Charonne, dove sono state uccise diciotto persone. Fortunatamente mi trovavo al sicuro in casa. Sono ancora in uno stato di shock e preoccupazione come tutti gli abitanti di Parigi, la situazione è tesissima». «Grazie al cielo mi trovavo a casa di amici - riprende una studentessa dell’Université Paris Descartes - e quindi in luogo sicuro, non vicino ai luoghi della strage». «Ci sono stati attimi di paura e di confusione - conclude una studentessa dell’Université Paris-Sorbonne - mi auguro che tutti i colleghi stiano bene e che questo clima finisca presto».

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