Le imprese del post-sisma: fallita Emilia Ricostruzioni
San Felice. «Vi portiamo esperienza e tecnici del terremoto in Umbria» Ma non pagavano i dipendenti. E ora le indagini del curatore scelto dal tribunale
SAN FELICE. Erano arrivati dall’Umbria a maggio 2012, spacciando grande esperienza in tema di pratiche e ricostruzione antisismica. Hanno costituito società con studi tecnici, società operative e nuovi studi tecnici, coinvolgendo decine tra tecnici, impiegati e imprese locali, ciò che ha facilitato una rapida presa sul territorio, specie nei momenti difficili del primo post sisma.
Nomi e sigle (alcune identiche, salvo poi scoprire che si trattava di attività diverse tra soci non più soci) che hanno girato in lungo e in largo nella Bassa, accompagnate da pubblicità e cartelli sui cantieri. È finita che in un vortice continuo di cambiamenti, di relazioni di affari e di partecipazioni azionarie, la società operativa del gruppo, la Emilia Ricostruzioni srl, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Modena: a leggere la sentenza pubblicata dal collegio presieduto dal dottor Vittorio Zanichelli, non pagava i dipendenti.
Oggi della Emilia Ricostruzioni, che aveva sede in via dell’Agricoltura, resta solo una ex sede vuota. La srl era partita su iniziativa dalla Sta Engeneering srl di Molinari, Panfili e Silvestri, per quote dell’80%, e della Termotecnica Sistema Acciai di Coreani, una ditta Umbra che da quelle parti era in grande difficoltà e che cercava evidentemente fortuna nella ricostruenda San Felice, dove ha fatto arrivare qualche macchinario per la lavorazione dei metalli. Tecnici e fabbri: nulla di concreto sul piano operativo edilizio (muratori per intendersi...), ma abbastanza per ottenere cantieri, veicolati ovviamente dalla Sta, nella versione societaria di allora, prima di cambiamenti e sigle varie. Un progetto ambizioso, sostenuto dai soci umbri della cordata e condotto agganciando aziende edili o artigiani locali. Un progetto che non ha avuto fortuna: la società dopo alcuni passaggi intermedi nel dicembre del 2014 è stata ceduta a Tiziana Nobili e ad un commercialista e ha spostato la sede a Gualdo Tadino, dove però, andando a vedere, nessuno dei creditori è riuscito a trovare alcunchè.
Così sono partite le istanze di fallimento, in particolare quelle dei dipendenti - alcuni dei quali provenienti dalla Sta - che, dopo mesi di benessere sopra le righe si sono visti negare gli stipendi. All’udienza in Tribunale, Nobili si è presentata, cercando di evitare la dichiarazione di fallimento, contestando la legittimazione del tribunale di Modena a pronunciarsi e proponendo un piano di rientro, che i giudici però non hanno ritenuto credibile. Dalla pronuncia di fallimento è derivata la nomina di un curatore fallimentare, che ora spulcerà a ritroso le carte e i personaggi di questa vicenda, alcuni scomparsi dalla Bassa, mentre altri - ostentando sempre successo anche alla guida di un Porsche - sono ancora alla ricerca di incarichi e affari nella ricostruzione. Molti partner locali però si sono defilati da tempo, cercando di salvaguardare una credibilità che un fallimento, per quanto “indiretto” - può compromettere. (ase)
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