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Parigi. Fiaccolata alle scuole Marconi di Modena contro il terrorismo: «Pace più forte dell’odio»

Gabriele Farina
Parigi. Fiaccolata alle scuole Marconi di Modena contro il terrorismo: «Pace più forte dell’odio»

Bambini, studenti, genitori, docenti: erano oltre 400 in via Canaletto all’iniziativa organizzata per commemorare le vittime e dire no al terrorismo

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MODENA “Je suis Paris”. È la voce di un alunno della scuola media Marconi. Candela in mano, si sente vicino a Parigi dopo gli attentati di venerdì. “Viva la pace”, aggiungono altri in coro. Sono almeno in quattrocento nel cortile dell’istituto. Con loro fratelli, genitori e i docenti che hanno ideato la veglia. Negli occhi dei giovani, vispi e innocenti, sono state riflesse immagini di terrore. Qualcuno teme un attacco dello Stato islamico dell’Iraq e della Siria, più noto come Isis.

«La pace per me è importante - riconosce una giovane - vorrei che l’Isis non facesse del male a nessuno e che nessuno morisse». «Teniamo alla pace - aggiunge un’altra - in Italia e in tutto il mondo».

Hanno in mano striscioni con cui chiedono “Pace per Parigi” e per l’umanità. Messaggi semplici, ma toccanti. “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini - afferma Gesù nel Vangelo di san Matteo - non entrerete nel regno dei cieli”. Nello stesso brano, più avanti, si leggono le punizioni per chi li scandalizza.

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“Il cuore di un bambino ancora puro - recita Al-Ghazali ne “La rinascita delle scienze religiose” - è una perla preziosa e candida, vuota da ogni immagine, atta a ricevere e a essere influenzata da tutto ciò che viene in contatto con lei”. Ecco perché è importante dar loro “protezione fisica, morale e intellettuale”, secondo un precetto dell’Islam, di cui il filosofo persiano è stato figura chiave. Cristiani e islamici insieme condannano le violenze. Un esempio? Le testimonianze degli adulti presenti. «Non ci sono parole per i fatti di Parigi - sottolinea un grande - l’aspetto più importante ora è rafforzare i legami della comunità. Nel nostro quartiere proveniamo da varie parti d’Italia e del mondo. Realizzare un senso di comunità può contrastare chi vuole alimentare la diffidenza, la separazione. Sentiamoci più forti, resistiamo a chi ci vuole dividere».

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«Condivido il sentimento di tristezza - aggiunge Idris della comunità islamica - sono state uccise barbaramente persone che non hanno fatto nulla, che volevano essere felici allo stadio, in discoteca o a cena. Fa veramente male. Bisogna essere fiduciosi, rimanere ottimisti. Il bene vince sempre, il male sarà sempre sconfitto. Amiamo Modena e l’Italia, siamo sempre con voi. Uccidere in nome di Dio è una bestemmia, come ha detto il Papa».

«Non abbiate paura - riprende un adulto - non smettete di fare ciò che fate sempre. Continuate la vostra vita, spensierata come deve essere». «Vengo dal Marocco - assicura una donna - sono una cittadina italiana e in questi ventitre anni ho vissuto benissimo. Mi fa sentire male essere vista male. Non si uccide in nome di Dio».

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«I valori più importanti nella vita - sottolinea la preside, Christine Cavallari - sono la solidarietà e la pace. Mi auguro che torniate a casa con un pensiero che non si spenga: rifiutate gli orrori, tenendo sempre accesa la luce che avete in mano». «La gente che ha commesso gli attentati - conclude Mohamed, anche lui della comunità islamica - non ha nulla a che fare con l’Islam, che è pace, conoscenza, sapere, amore, altruismo». C’è un adulto che parla con la musica. È il professore Pino D’Ambrosio. Col piano dirige l’Inno di Mameli, la Marsigliese e l’Inno alla Gioia, la canzone che unisce l’Europa. Più volte risuonano le note di “Imagine” e “What a wonderful world”. Un modo per immaginare che il mondo, nonostante tutto, possa essere ancora una meraviglia.

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