Piaga Caporalato Modena è contagiata
Carni, agricoltura, edilizia: i settori in cui prospera il fenomeno
MODENA. Caporalato. Un problema grave che, in alcuni casi, e la cronaca nazionale recente ce lo ricorda, purtroppo provoca tragedie. Un problema dal quale Modena non è immune, soprattutto nel campo agricolo, in quello delle carni e in quello edile. Nel Modenese preoccupa molto nel comparto delle carni dove la Cgil ha rilevato la presenza di un centinaio di false cooperative, con 1200- 1300 persone coinvolte, e di una ventina di aziende "Srl" non in regola con il normale svolgimento del lavoro. I caporali sono coloro che, fin dai tempi antichi, procurano la manodopera per un dato lavoro: il problema è che in tanti casi questa attività è illegale e non di rado elude le regole della disciplina sul lavoro mirando allo sfruttamento a basso costo di persone che vengono fatte lavorare a paghe bassissime. Per combattere questo sistema l'Emilia Romagna si dota ora di un nuovo strumento di denuncia , il sito www.nuovocaporalato.it gestito da Umberto Franciosi, segretario generale Flai – Cgil Emilia-Romagna. «Quello modenese - spiega Franciosi - è un caporalato diverso da quello agricolo del sud Italia che purtroppo ha visto anche lavoratori morti. A Modena ci sono forme di intermediazione illegale che non presentano forme di violenza così barbara, ma rappresentano lo stesso un fenomeno di sfruttamento pesante e costituiscono forme di concorrenza sleale tra imprese e lavoratori. Chi dà vita a discutibili srl o a false cooperative, inquadrando centinaia di lavoratori che non pagano i contributi, e non pagano neppure tutte le ore svolte, produce evasioni fiscali e contributive che vanno a danno di tutti. Siamo preoccupati soprattutto per il comparto delle carni che è importante per tutti Italia e ha prodotto risultati positivi anche nei tempi di crisi e riguarda in particolare i lavoratori extracomunitari presenti sul nostro territorio. Queste aziende illegali eludono sempre l'articolo 18 e smontano di fatto il contratto nazionale».
La Cgil da tempo fa denunce e la Guardia di Finanza - meno altri enti - interviene a dovere: «Sì - continua il sindacalista - anche se si tratta di un settore che non è facilmente accessibile. Comunque le false cooperative sono circa 100 per un massimo di 1300 lavoratori e le srl arrivano a una ventina, ma sono numeri che cambiano di continuo. Sono dati sottostimati e vengono avanti di continuo imprese con capitali sociali ridicoli, dove centinaia di persone lavorano part time e magari hanno un presidente extracomunitario che non si trova da anni». A parte i danni che vengono provocati in campo fiscale e contributivo - dunque a carico dell'intera collettività - questa situazione illegale è anche tenuta in piedi da chi fa affari con i prezzi bassi di certe imprese. Mi riferisco a un committente, una grande impresa che compra le merci a prezzi troppo bassi per essere reali: in questo modo chi è serio è messo a dura prova anche perché oggi la competizione è internazionale. Faccio l'esempio del mondo delle carni che conosco bene: in Italia la carne costa di più perché la filiera prevede per gli animali diversi passaggi e una alimentazione specifica. Il problema è che poi le aziende si riforniscono all'estero dove i prezzi sono più bassi perché ben diversa è la qualità. Certo restano i problemi relativi anche al sistema agricolo, dove il governo Renzi che poco accoglie le nostre istanze ha accolto la nostra collaborazione. E invece nel sistema edile, anch'esso forte a Modena qui c'è soprattutto il problema delle partite Iva». Il convegno di venerdì alla Tenda (ore 20,30) è organizzato da Giuseppe Morrone, ricercatore free-lance a Unimore: «L'idea è nata da un confronto tra me e Giulia Bondi, giornalista modenese che è stata al ghetto di Rignano Garganico in Puglia per un reportage. In questo caso tentiamo di parlare di caporalato andando oltre la cronaca nera, trattando il fenomeno dello sfruttamento in agricoltura e l'agro-industria a Modena, ma anche in Veneto e nel sud Italia. Parleremo di Radio Ghetto di Rignano Garganico, con i lavoratori che hanno provato a darsi degli strumenti per reagire. Con un unico credo: al caporalato si può resistere».
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