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Spettacoli senza gli spazi La giunta cerca soluzioni

Spettacoli senza gli spazi La giunta cerca soluzioni

Nel piano di programmazione l’ipotesi di affidarsi a Ert e Fondazione Toscanini Per sostituire il Carani si pensa al Teatro San Francesco e all’auditorium Bertoli

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Non è completamente privo di ipotesi progettuali il Documento di programmazione comunale, a proposito degli spazi di spettacolo in città, che scarseggiano dal giorno della chiusura forzata del teatro Carani (e prima del cinema San Francesco).

All’interno del documento, insieme a un impegno, ancora generico, a studiare qualunque possibile soluzione per il più grande teatro cittadino, anche rivedendo le proposte girate alla proprietà, c’è anche l’ipotesi di gestione futura delle stagioni teatrali «in collaborazione con enti di spettacoli quali Ert e Fondazione Toscanini, nei quali il Comune ha una partecipazione».

Su come gestire i futuri cartelloni insomma, qualche ipotesi di lavoro si sta facendo (e i soldi sarebbero ancora stanziati), l’appoggio di organizzazioni di spettacolo già esistenti e in grado di occuparsi degli aspetti concreti potrebbe rappresentare una soluzione che sgombrerebbe il campo almeno da questo aspetto, fermo restando quello principale: come accordarsi per la riparazione e messa a norma del teatro e la sua riapertura con la proprietà.

Intanto si vagliano anche altre soluzioni e si parla di un futuro in cui l’auditorium Bertoli potrebbe rivestire un ruolo di maggiore importanza nel panorama dei contenitori cittadini.

Ma anche qui i passi non sono decisivi: l’ipotesi è «di affidarlo ad associazioni cittadine», che potrebbero farne un luogo di musica e spettacoli. Ma l’auditorium ha una capienza da un centinaio di persone e si presterebbe a spettacoli di dimensioni ridotte, o magari al cinema nella fase invernale, quando non è possibile lo schermo all’aperto del parco Vistarino. Solo che le ipotesi di gestione messe in campo e proposte alle associazioni finora sono risultate impercorribili: grande impegno e nessuna certezza economica. La sala verrebbe infatti fornita così com’è, con la possibilità di gestirne la programmazione, ma senza spazi aggiuntivi. A fianco ci sono gli Amici della lirica con il loro locale ristoro e bar, che resta riservato al gruppo dei melomani.

Sfuma quindi per chi dovesse gestire l’auditorium, la possibilità di sostenersi anche con eventi e serate che includano cucina e altre proposte.

Gli altri spazi presenti nella stessa area dell’auditorium, non sono mai stati riqualificati e sono inutilizzabili. A queste condizioni di gestione qualche associazione che aveva tentato un approccio ha rinunciato, per impossibilità materiale di tirarne fuori un progetto in pareggio.

Eppure questa è l’unica sala utilizzabile in tempi brevi.

Anche sul cinema teatro San Francesco lo studio per una riapertura è proseguito, l’amministrazione e la proprietà (Curia e Provincia dei Cappuccini) si sono viste, sono state formulate ipotesi. La riqualificazione qui sarebbe meno dispendiosa rispetto al Carani ma resta da capire la volontà di impegno dei “padroni di casa” e in che forma il Comune potrebbe sostenerli. Infine sullo sfondo resta il Politeama, a pochi passi dal Carani, interamente di proprietà comunale: qualcuno vorrebbe che si investisse per riqualificare questa sala, invece di ipotizzare diversi milioni di spesa per riparazione e acquisto del Carani da parte del Comune.

Ma qui parliamo comunque di anni, in entrambi i casi. (g.b.)

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