Zocca. Caso Faac, la Curia chiede un milione al dentista
Il clamoroso caso del presunto testamento dell'ex patron della Faac, il colosso bolognese dei cancelli automatici, in mano a un dentista ora imputato. Il pm: il documento del lascito è un falso, lo dicono i grafologi. Chiesti 2 anni di carcere. La Diocesi di Bologna: un milione di risarcimento, devolveremo tutto ai poveri tramite la Caritas
ZOCCA. Dalla Procura una richiesta di due anni di carcere per falso aggravato di testamento e da parte della Curia di Bologna, parte civile, una richiesta di risarcimento di un milione di euro da devolvere interamente ai poveri tramite la Caritas e 200mila euro di provvisionale.
È questa la conclusione dell’udienza di ieri dedicata all’incredibile caso del testamento che un dentista bolognese con studio a Zocca, Lucio Corneti, ha fatto pubblicare da un notaio di Soliera rivendicando così il patrimonio di 1,7 miliardi lasciato da Michelangelo Manini, patron della Faac, l’impero dell’automazione per cancelli e allarmi.
La difesa, avvocato Massimo Leone, aveva chiesto l’assoluzione del dentista al termine di una lunga serie di udienze che hanno visto alternarsi i massimi esperti di grafologia d’Italia, proprio perché si sosteneva che non era possibile dimostrare che le righe manoscritte in calce al testamento prodotto - una banale informativa di consenso sulla privacy per interventi odontoiatrici - fossero frutto di un falso e che il dentista 64enne non fosse a conoscenza del fatto che si trattava di un testo falso.
La pubblica accusa, pm Enrico Stefani, ha invece fornito una complessa ricostruzione della vicenda in base alle numerose perizie e testimonianze di esperti grafologi che, a suo avviso, concorderebbero sul fatto che il testo attribuito a Manini in cui lasciava tutto il patrimonio al dentista sarebbe una falsificazione, mentre non ha altrettanta importanza stabilire se la firma in calce sua vera o falsa perché in realtà messa sotto un modulo prettamente burocratico.
Secondo il pm Stefani, dunque, quel documento è stato fabbricato secondo un disegno di falsificazione per produrre una colossale truffa: far sì che il dentista Corneti, pubblicandolo e quindi rendendolo credibile tramite il notaio, diventasse possessore dell’ingente patrimonio finanziario e anche della Faac, in Italia un colosso. Per questo ha chiesto due anni di carcere. Il professor Filippo Sgubbi, che rappresenta la parte civile ovvero la Diocesi di Bologna (attualmente riconosciuta unica erede del lascito di Manini e proprietaria della Faac), ha chiesto al giudice un risarcimento di un milione di euro. Una cifra altrettanto ingente che l’arcivescovo di Bologna vuole devolvere integralmente ai poveri tramite la Caritas bolognese. Inoltre, Sgubbi ha chiesto una provvisionale di 200mila euro.
La sentenza dovrebbe arrivare con la prossima udienza, fissata per l’11 dicembre. Si chiude così un capitolo bizzarro legato alla contesa sulla più grande eredità di Bologna che ha visto contrapporsi alcuni parenti di Manini, la Curia e il dentista ora imputato.
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